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Il primo viaggio in Africa, Un sogno realizzato

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Ho chiesto al signor Careddu di raccontare il suo viaggio in Africa. Lui mi ha consegnato un libretto che desidera stampare con la foto della saveriana Bernardetta Boggian in copertina. Dal libretto intitolato "Ti darò tutta me stessa ", ho "rubato" una parte del suo safari africano.

In estate, Mario ha partecipato in incognito al convegno giovanile di Foligno, segno del suo spirito sempre vivo e del suo interesse per le missioni.

p. Dino Marconi, sx.


La corrispondenza con due saveriane - la "thai" Valentina Gessae la "congolese" Teresina Caffi -e i racconti della vita missionaria mi hanno fatto venire la voglia di par­tire per rendermi conto di persona come si vive in missione. L'età avanzata e qualche acciacco hanno frenato il mio entusiasmo, ma non del tutto. Ho contattato la casa dei saveriani di Macomer per avere informazioni. Dopo qualche titubanza, sono partito.

Rispetto per gli anziani

La meta è il Burundi, paese dell'eterna primavera e dalle dolci colline verdi. Le saveriane sono la primavera di tanta povera gente, per la quale offrono la carità cristiana, infondono una prospettiva di vita migliore, preparano il dono della fede.

Mi portano al gran­dioso centro giovani Kamenge, alla periferia nord della capitale Bujumbura: un bel numero di giovani che guardano rispettosi l'ospite un po' attempato. Due di loro si offrono per farmi da guida e da... "guardie del corpo". La prima sensazione è di grande rispetto per le persone anziane.

Il giorno dopo ci avviamo di buon mattino per visitare la città. Bella, alberata e animata da un via vai di gente in cerca di guadagnarsi la giornata. Dalla periferia arrivano ciclisti carichi fino all'inverosimile di banane.

Un gran via vai di persone

Mentre mi trovo nella parte orientale del lago Tanganika, butto lo sguardo alla riva opposta. Nella città di Uvira sorge la missione delle saveriane. Prendo il traghetto, sbarco a Kalundu e giungo alla casa della missione. Le missionarie mi accolgono con calore, misto a meraviglia e stupore. Mi illustrano le loro attività e anche in me subentra lo spirito missionario e la voglia di fare qualcosa.

Senza indugio esco all'aperto per curiosare e scattare delle foto. Sulle strade in terra battuta i bambini spuntano da ogni angolo, il commercio viene praticato su banchetti improvvisati, gli artigiani svolgono le loro attività all'aperto, nella confusione di gente che si sposta in continuazione.

Gli amici della locanda

Mi fermo presso un cantiere edile, dove tutto il lavoro viene svolto manualmente. Saluto gli operai e offro loro da bere. Riman­gono meravigliati e si inchinano ringraziando. Faccio amicizia con due muratori e a pranzo ci rechiamo in una piccola trattoria del luogo, disadorna. Il cuoco è gentile con me. I clienti abituali sono pochi, le entrate limitate.

Fuori vedo tre visi emaciati con occhi mesti e imploranti. Il locandiere sta per mandarli via, per paura di disturbare "l'ospite bianco" e non correre il rischio di perderlo come cliente. Riesco a trattenerlo appena in tempo. Ordino per loro un vassoio di polpette di carne. I ragazzi le divorano in un baleno... Il più piccolo dei tre entra, mi tocca il braccio e schizza via zigzagando. Forse mi sono fatto tre nuovi amici.

Nel buio della notte

Il giorno dopo vado in giro con loro tra le stradine polverose della città. Ci sono frotte di bambini dappertutto. Gironzolano senza una meta in cerca di qualche spicciolo per campare. Zoppicando arriva il più piccino. Ha due occhioni neri velati di ma­linconia. Non si meraviglia del fatto che per lui non sia rimasto niente. È abituato, si ferma e guarda.

Con calma gli prendo la manina, lo tiro su e lo abbraccio come un nipotino... Nei giorni successivi lo incontro nuovamente e a lui riservo un trattamento di favore. Inizia a sentirsi come gli altri. Una mattina esco per il solito giro nelle zone periferiche. Mi vengono incontro due bam­bini e mi danno la brutta notizia. Il piccino non si è svegliato, è rimasto "nel buio della notte". Mi sento mancare.

In quest'angolo sfortunato di mondo, nemmeno le favole hanno un lieto fine e i sogni non si avverano quasi mai.



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