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La savana africana è una zona intermedia tra il deserto (a nord) e la foresta equatoriale (più a sud). La caratteristica principale della savana è la presenza di alberi e arbusti sempre più rari mentre si sale da sud verso nord. È anche il mondo dell’erba, che in stagione delle piogge (da maggio a settembre) copre di uno splendido mantello la terra fino ad allora riarsa.

La savana è il regno dei grandi ruminanti selvatici, dagli elefanti ai bufali, antilopi e gazzelle…

È un mondo pieno di vita nonostante l’apparente durezza del clima, che da febbraio a maggio comporta temperature sempre elevate, dai 40° ai 46° a mezzogiorno. Ma appena piove un po’, in pochi giorni l’erba spunta a una velocità incredibile e il creato si rinnova.

Il Camerun è chiamato “Africa in miniatura”, perché si allunga dall’equatore fino al lago Ciad, porta del deserto.

Tutta la regione meridionale è all’equatore, immerso in una foresta umida, ormai in rapida sparizione a causa del commercio di legni pregiati e colture industriali per l’esportazione (banane, ananas e soprattutto olio di palma). Nella regione centrale, con l’altipiano dell’Adamawa, c’è il passaggio graduale dalla foresta alla savana, che copre tutto il nord.

Nel linguaggio dei Masa, la terra abitata e coltivata (umanizzata) si chiama “nagata”, e si oppone alla terra selvaggia o savana, chiamata “fulla”. La prima appartiene alla “cultura”, la seconda alla “natura”. La savana è il regno delle forze della natura, di Bagawna, spirito della savana e signore degli animali selvatici.

È il luogo pericoloso, non solo per possibili incontri con animali feroci, ma soprattutto perché abitato da innumerevoli spiriti.

Soprattutto di notte non si va in savana, per il rischio di incontrare una strega o uno stregone che ti “ruba l’anima”. Quando si vuole allontanare qualcosa di cattivo dal mondo degli uomini (un sortilegio o una impurità…) si va in savana a gettarla.

Così avviene nei riti di fine lutto e nei riti dei gemelli.



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