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Sono passati ormai tre anni dalla morte di p. Sandro Parmiggiani, il mio caro ‘Zio Barba’. Appena giunta la triste notizia, ho provato il desiderio di non lasciare fuggire i tantissimi ricordi legati a lui. Ne è nata così una piccola pubblicazione con qualche immagine, alcuni estratti dei suoi scritti e tante testimonianze di persone a lui vicine. È stato un gesto naturale per onorare la sua memoria, ma soprattutto per tenere in vita i preziosi insegnamenti che ci aveva elargito in tanti anni di cammino condiviso. Cammino lungo e non proprio lineare.

“L’erba grama non muore mai”, mi ripeteva spesso, riferendosi alla sua vita che pareva segnata in giovane età eppure l’aveva visto arrivare ad 80 anni. Un infarto infatti l’aveva portato a ricevere l’estrema unzione quando di anni ne aveva solamente 30. La ferita cardiaca era guarita ma la cicatrice sul cuore era rimasta. L’infarto lo costringe ad abbandonare la sua amata missione e per tutta la vita questo inaspettato “cambio di programma” è stato causa di sofferenza. Ma, nella consacrazione alla missione, come ricordava in un bell’articolo da lui firmato su questo giornale nel 2010, “noi Saveriani ci offriamo e doniamo a Te (Dio Creatore e Padre nostro), per fare la tua volontà e annunciare il tuo regno a tutti gli uomini”.

Così, la sua missione era proseguita tra noi come dono e segno dell’amore del Padre. Di questo ringrazio il Signore! Prima di questa brusca svolta nella propria vita in realtà c’era già stata una sorprendente conversione. Mio zio era un “fanciullo vivace” (citando la lettera della comunità parrocchiale a lui dedicata in occasione della sua prima messa nella chiesa di Salina di Viadana). In realtà, era proprio un discolo, un farabir, un bambino tanto furbo quanto scapestrato. Ovvio che in pochi credessero ad un percorso sacerdotale per lui. I compaesani che lo avevano visto crescere affermavano, certi di non sbagliare: “Se Sandro al dventa pret li galini li andrà in gir cul sciop” (Se Sandro diventerà prete le galline gireranno con il fucile). Eppure ha avuto la grazia di festeggiare anche i 50 anni di sacerdozio!

Un ultimo, traumatico, cambiamento fu la chiusura della casa dei Saveriani a Cremona. Mio zio era un vincente! In tutto quello che faceva metteva grande impegno, cercando di fare del suo meglio e di vincere! Lo so perché sono cresciuto giocando con lui e ho ritrovato questa sua peculiarità in tantissimi passaggi dei suoi scritti. Dover abbandonare la casa di Cremona è stata una cocente sconfitta per lui. Tutti lo abbiamo visto soffrire. Guardando questo episodio a distanza di anni vedo la fatica della conversione. Convertirsi è una gioia perché ci si rivolge verso ciò che ci può dare la Vita eterna, ma morire a noi stessi e alle nostre sicurezze e abitudini è sempre difficile.

Anche in questo è stato un dono per la mia vita e mi è di incoraggiamento nel cammino e nelle difficoltà quotidiane. Chiudo con un suo pensiero, tratto da un articolo apparso sempre su Missionari Saveriani: “Virgilio, antico poeta mantovano studiato sui banchi di scuola, diceva che il tempo fugge inesorabilmente; e un santo tirava questa bella conclusione «Finché abbiamo tempo, facciamo più bene che si può»”. Ecco, ai miei occhi, p. Sandro Parmiggiani, il mio caro Zio Barba, lo ha fatto.



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