Il grido della terra e dei poveri
Il tema ispiratore del calendario 2017, che vi proponiamo abbinato a questo numero, è: “Ascoltiamo tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri” (Laudato si’, 49). Presenteremo, ogni mese, un testimone significativo. Oggi, le sofferenze che affliggono i poveri sono le stesse di quelle dell’ambiente devastato. Sono riconducibili ai nostri comportamenti irresponsabili ed egoistici. Se il clima cambia, la vita di tutti cambia. Se maltrattiamo la natura, si mette a rischio il presente e il futuro di interi popoli.
Dio ci ha fatto dono di un giardino rigoglioso, ma lo stiamo trasformando in una distesa inquinata di “macerie, deserti e sporcizia”. Il pianeta continua a riscaldarsi, e questo provoca siccità, inondazioni, incendi. I cambiamenti climatici contribuiscono alla straziante crisi dei migranti forzati.
I poveri del mondo sono i più vulnerabili e già ne subiscono gli effetti.
Papa Francesco ha collegato il Giubileo ai temi ambientali, proponendo una nuova opera di misericordia, a favore di tutta la vita umana. Abitare il creato non come “padroni”, ma come inquilini che se ne prendono cura, lo custodiscono e coltivano (Lv 25,23).
“Non siamo Dio; la terra ci precede e ci è stata data” (LS 67). Riceviamo tutto da Dio e a Lui riconsegniamo, distribuendo a tutti (a partire dagli ultimi!) i beni della terra.
“Cristiani e non, persone di fede e di buona volontà, dobbiamo essere uniti nel dimostrare misericordia verso la nostra casa comune - la terra - e valorizzare pienamente il mondo in cui viviamo come luogo di condivisione e comunione” (messaggio: La terra grida perché abbiamo peccato).
Non basta chiedere perdono per le tante ingiustizie. In quest’anno giubilare, pentiamoci del male che stiamo facendo anche alla nostra casa comune. E cambiamo vita, assumendo “comportamenti concreti più rispettosi del creato, come, ad esempio, fare un uso oculato della plastica e della carta, non sprecare acqua, cibo ed energia elettrica, differenziare i rifiuti, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico e condividere un medesimo veicolo tra più persone, e così via (LS 211211).
Non pensiamo che questi sforzi siano troppo piccoli per migliorare il mondo. Anzi, “provocano, in seno a questa terra, un bene che tende sempre a diffondersi, a volte invisibilmente” (212) e incoraggiano “uno stile di vita profetico e contemplativo, capace di gioire profondamente senza essere ossessionati dal consumo” (222).
Questi nuovi stili di vita andranno a vantaggio delle future generazioni, oltre a preservare il pianeta.
Se vogliamo essere custodi del creato bisogna risalire però anche alle cause dei cambiamenti in atto. È necessario cioè agire politicamente, coinvolgendo tutti: governi, imprese, mondo della ricerca, cittadini.
Ognuno, pur con responsabilità differenti, dovrà fare la propria parte. Educhiamoci alla “cittadinanza ecologica” e preserviamo il creato da ogni male, per il bene nostro, dei popoli e delle future generazioni.







