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Il Cardinale dell'Honduras che crede nel Dialogo con tutti

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Salesiano, 58 anni, il card. Oscar Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa, con una solida formazione in teologia e scienze umane, personalità poliedrica, si è prestato a questa breve intervista il giorno in cui ha ricevuto la porpora cardinalizia.

* Il Papa rilancia con forza il tema della comunione. Che ne pensa?

Penso che comunione e collegialità siano la forza della Chiesa. I Sinodi sono stati e sono molto importanti anche per tale aspetto, per superare i limiti geografici delle diocesi ed esercitare la corresponsabilità ecclesiale su una regione, su un continente. Da questo punto di vista è importante rilanciare il ruolo dei laici, come fa anche il Papa nella lettera post-giubilare.

* Una Chiesa unita può rispondere meglio alla sfida della globalizzazione economica?

Sì, senza dimenticare che la globalizzazione del progetto iniziale del Signore si chiama cattolicità. Che è di più della presenza della Chiesa in tutti i continenti, e riguarda proprio l'universalità in vista della comunione. I Paesi dell’America Centrale sono sei nani di fronte ad un mondo gigantesco. Come cardinale penso di poter servire l’America Centrale promuovendo l’integrazione, perché i nostri sei Paesi hanno 50 milioni di persone e insieme possiamo costruire un futuro migliore.

* L’annullamento del debito estero dell’America Latina potrebbe consentire una ripresa economica definitiva?

Un terzo del nostro prodotto interno lordo è destinato a quello che, eufemisticamente, viene definito "servizio di debito". L’Honduras, come altre nazioni del continente, non è stato soffocato dal debito estero, ma dagli interessi che si sono accumulati negli anni. La speranza è che la sensibilizzazione messa in atto dal Giubileo possa creare una coscienza collettiva propizia, e spinga i Paesi creditori a interrompere questa dolorosa spirale. Le democrazie nel continente sono deboli perché esiste una corruzione dilagante. Spesso le elezioni presidenziali rappresentano un affare dove i candidati, appoggiati da lobbies di diverso tipo, investono con l’obiettivo di arricchirsi una volta raggiunta la massima carica dello Stato. Non penso, però, che il problema sia di carattere solo economico. La più grave piaga dell’America Latina è la mancanza di educazione, di valori etici e morali. Ciò sta anche alla base della subcultura della violenza che dilaga in tutta la regione. La Chiesa non deve solo denunciare, ma anche annunciare. La risposta cristiana è come ha detto il Papa: globalizzare la solidarietà. Le nostre culture non sono solidali, l’individualismo capitalista con la tentazione del "si salvi chi può", è l’esatto contrario della solidarietà.

Tutti possiamo fare qualcosa: noi il 21 gennaio abbiamo organizzato una colletta speciale per i terremotati del Salvador e nella storia dell’arcidiocesi non c’è mai stata una raccolta così alta. Ecco l’annuncio, la solidarietà!



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