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I ragazzi che d’estate e d’inverno vanno a Scampia sono molto impegnati, cioè credono in quello che fanno. La loro missione è dare e ricevere amore a persone che ne hanno bisogno, per esempio i Rom. È missione vera perché non solo danno, ma pure ricevono amore.

Mi è rimasta nel cuore l’accoglienza che abbiamo ricevuto nella visita alle baracche. Quest'estate ho rotto un braccio giocando a calcio. Quest'inverno ho avuto un infarto e le famiglie Rom si sono prodigate per farmi sapere che pregavano per me. Una volta ritornato a casa, Fasila ci ha tenuto ad accogliermi per offrirmi il caffè.

L’altra missione che mi è rimasta nel cuore è il Lotto P, uno dei rioni più poveri e malfamati di Scampia. Lì i bambini ci hanno presto riconosciuto e accettato nei giochi. La missione che ci aspetta per l’estate 2025 è “la scuola”, nel senso di aiutare i bambini a fare i compiti. Il mondo dei bimbi del Lotto P è troppo chiuso e debole, fatto di frasi fatte e insulti contro i Rom. Lo studio potrebbe aiutarli a vincere la loro chiusura.

Per me è importante partecipare ai campi perché come volontario ricevo e dono amore. Preparo la colazione, partecipo alla missione con i Rom e al Lotto P, assisto alle testimonianze proposte, ascolto le condivisioni dei ragazzi e offro il mio punto di vista. Mi sento di consigliare ad un giovane di partecipare ad un campo missionario per sentirsi più completo. Quando rientri da esperienze del genere hai il cuore traboccante di gioia. Ti aiuta a crescere e a cambiare (Luigi De Luca).

L’amore per il bene dell’umanità

Agli occhi del Padre siamo tutti figli. Ciò che ci accomuna è lo stesso amore di cui lui ci riempie, la stessa passione che muove il suo cuore: “affinché tutti siano uno”. 

Era il 1° giorno dell’anno, Simone decide che “oggi si va alla vela Rossa” per un ultimo saluto, per una manifestazione di solidarietà verso gli ultimi abitanti del mostro di cemento e di acciaio. Appena mettiamo il piede in quella struttura tre giovani ci rincorrono e dicono: “Non potete stare qui, cadono oggetti dall’alto”. Abbiamo fatto il gesto di andarcene poi è venuto Pasquale, poi ci ha raggiunto Salvatore, ed infine Marco che ci ha fatto visitare l'alloggio 116 al terzo piano. 

“Mi mancherai casa mia 116” era scritto sul muro, sulla destra un quadro della Madonna appoggiato al divano, sulla sinistra la televisione, una mensola ed appoggiato sopra il telecomando come a dire: “Schiaccia il pulsante play per far continuare la vita di questo alloggio”. Ma purtroppo l’appartamento era inesorabilmente vuoto, i bambini se ne erano andati insieme ai loro genitori. 
Salvatore apre le porte di casa sua e miracolosamente, adagiato sul grande tavolo del soggiorno, ci troviamo di fronte l’amore più grande: un bambinello sulla mensa di casa con una luce davanti, sulla tazza che conteneva la luce è scritto: “atrapas tus sueños - cattura i tuoi sogni”.

Il mio sogno è di “fare del mondo una sola famiglia”, ma questo si scontra con la triste realtà che ho di fronte: persone che vivono drammaticamente ai margini della strada. Per oltre quarant'anni sei stato obbligato a vivere in una struttura fatiscente o in un campo Rom, iscritto nei 72 SIN cioè i luoghi più inquinati d’Italia, e d’improvviso, per un decreto scritto su un foglio di carta, ti vengono dati pochi giorni per andartene via perché il luogo in cui vivi non è sicuro.

Io una casa ce l’ho, un piatto caldo sul tavolo pure, la libertà data da una buona formazione scolastica ce l’ho e loro no, perché? La mia missione mi porta ad offrire delle risposte a questa domanda, è un’esigenza di giustizia che trova radici nel cuore stesso di Dio: “Che loro abbiano le stesse possibilità che ho avuto io”. Perché no? Una casa, un’istruzione, un lavoro…

E se in questo sogno riuscissi a coinvolgere altri? Miriam, Andrea, Nicole poi Nunzio, Antonella, Luigi? La rivoluzione è bella e fatta: l’amore di Cristo ci spinge a volere il bene dell’umanità dove anche salvandone uno soltanto, salvo me stesso e l’ultimo dei miei fratelli (p. Carlo Salvadori, sx).

Non era affar mio!

Il campo missionario a Scampia è stato per me la primissima esperienza di volontariato di questo tipo. Inizialmente, non conoscevo nessuno, ma questo non mi ha spaventato, non bisogna limitarsi per paura. Tutti mi hanno accolto molto calorosamente, senza alcun tipo di pregiudizio o disagio.

La prima impressione è stata che io non c’entravo nulla con tutte le persone che erano al campo e forse non sarei stata nemmeno adatta per i bambini di quell’ambiente. Invece, ho avuto una piacevole sorpresa. Mi sono resa conto che nessuno si aspettava nulla da me. Sono stati 9 giorni splendidi, passati velocissimi. Ciò che mi è rimasto più impresso è stata la gentilezza delle persone. Pur lavorando in quartieri non molti amichevoli, ci fermavano perché erano piacevolmente incuriosite dalla nostra azione di volontariato. Aver vissuto il campo mi ha aperto un po’ la mente su una realtà che prima ignoravo, perché non la ritenevo affar mio.

Ciò che invece mi ha scosso di più è l’ambiente in cui alcuni bambini vivono, come il campo di via Carafiello. Mi è parso di trovare una cosa comune: una grande innocenza, ma anche una subdola malizia.
Questa esperienza mi ha dato più di quanto credessi. Non pensavo di poter empatizzare cosi tanto con persone su cui prima avevo pregiudizi. Non pensavo di poter essere accompagnata da persone così semplici e buone! Mi porto nel cuore questa bella scoperta e una consapevolezza diversa della realtà che mi circonda.

La testimonianza che più mi ha colpito è stata quella fatta al Dream Team, un’associazione a Scampia che si impegna a reintegrare e aiutare le donne con problemi di qualsiasi tipo. Abbiamo sentito non solo la direttrice che parlava degli obiettivi raggiunti come associazione, ma anche la famiglia di Antonio, una vittima innocente di camorra. Sentire la fidanzata del fratello di Tonino commuoversi raccontando la sua storia mi ha fatto venire i brividi. Inoltre, è stato toccato l’argomento della violenza sulle donne, verso il quale sono particolarmente sensibile.

“Missione” per me ora è diventato impegno di non lasciare più correre le cose, di non accontentarmi più di ciò che gli altri mi fanno vedere, ma di scavare e farmi un'idea da sola, con la mia testa.
Penso sia un’esperienza che ognuno dovrebbe fare una volta nella vita. Vedere nuove realtà, conoscere nuove culture. È raro poter partecipare ad un’esperienza di questo tipo, già da minorenne, per cui… provare non costa nulla! (Anna Bellingheri)



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