Il primo missionario in Sierra Leone
Quattrocento anni fa, il 25 luglio 1605, sbarcava sulle coste della Sierra leone - in località Pogomo - padre Balthazar Barreira, un anziano gesuita portoghese.
Ecco un pezzo della sua lunga relazione scritta:
“Giungemmo al porto nel giorno di san Giacomo apostolo. Venne a trovarci il re di questa terra, soggetto a un altro re più potente, di nome Fatema. Ci ricevette con carità è gioia, e fece subito costruire alcune case di legno per ospitarmi. Io dissi che era necessario costruire una chiesetta, per celebrare la Messa. Accettò con visibile soddisfazione e assistette all’opera fino alla conclusione.
La prima notte, un indigeno udì la recita delle litanie della Madonna e il catechismo, e volle partecipare ogni giorno. Egli stava in ginocchio per tutto il tempo, come i cristiani portoghesi. E quando, nella confessione che facevamo, ci battevamo il petto, anche lui lo faceva. Così pure assisteva alle Messe, rimanendo fuori della chiesa e facendo tutto ciò che vedeva fare ai cristiani che stavano dentro. Incominciai a dargli qualche nozione della nostra fede ed egli vi si affezionava sempre più, mostrando il desiderio di diventare cristiano. Ma non aveva il coraggio di diventarlo prima che si convertisse il grande re Fatema...”.
Così iniziò l’evangelizzazione in Sierra Leone, quattrocento anni fa. Pochi paesi dell’Africa nera possono vantare un periodo così lungo di presenza missionaria.
Più recentemente, nel 1950 sono arrivati i saveriani, che hanno lavorato soprattutto al nord del Paese, mai evangelizzato prima e più fortemente influenzato dalla religione islamica.








