Il buio dopo i riflettori accesi a giorno
Era l’agosto del 2005 e partecipavo alla Giornata mondiale della gioventù a Colonia insieme ad amici. Era il primo viaggio all’estero di Papa Benedetto XVI, il primo grande evento a cui era chiamato. Di fronte a lui circa un milione di persone. Una folla sterminata, orfana del carisma magnetico di Giovanni Paolo II, ideatore delle GMG, e curiosa di ascoltare il papa eletto da pochi mesi. Confesso che non ricordo oggi i concetti espressi alla veglia e durante la Celebrazione Eucaristica conclusiva dell’evento. Ho memoria, però, di una persona mite, emozionata nel dover gestire un appuntamento tanto atteso. Non è stato un Pontefice scenografico, eclatante nel suo rapportarsi con la gente, dai gesti che attiravano l’attenzione. Bisognava ascoltarlo, ancora di più leggerlo, elaborarlo e studiarlo. Perché una sola lettura non bastava. La profondità di pensiero e la precisione erano per lui un marchio di fabbrica. L’ho ritrovato in piazza San Pietro nell’ottobre 2011, per la canonizzazione di S. Guido Maria Conforti. Una giornata unica per i saveriani di tutto il mondo. Appollaiato insieme agli addetti della stampa sopra il colonnato del Bernini, lato sinistro, guardavo dall’alto quest’uomo che sembrava già un po’ più provato dagli anni e dalla fatica del suo compito. Le dimissioni, il suo ritiro sono eventi noti. Quello che più mi ha sorpreso è stato il riscoprire all’improvviso la persona, l’uomo e la sua vita da parte di un po’ tutti. Il funerale, con la nebbia che avvolgeva il Cupolone, quasi fosse un’ambientazione milanese più che capitolina, è stato l’ultimo atto inedito di giorni frenetici, fatti di commenti, retroscena, polemiche più o meno pretestuose, confronti e battute.
Il meccanismo è sempre e solo quello del riflettore. Si tiene acceso finché serve e poi tutti al buio. Quasi come un tritacarne che macina eventi, persone e ricordi. Per fortuna, il pensiero di un importante esponente della Chiesa viene spesso ripreso. Ci sono Fondazioni ed Enti che si occupano di questi aspetti. Ma l’on-off del momento ancora non riesco ad accettarlo...
Alla cattura del boss Messina-Denaro siamo tornati a leggere e raccontare di mafia… Perché in questi anni ce ne siamo dimenticati? L’abbiamo relegata nei libri, nei film, nelle fiction televisive? O forse perché non la vedevamo l’abbiamo considerata ormai superata? Siamo sempre chiamati a fare memoria, ad essere noi stessi memoria.








