I ricordi giovanili di Mario
Seduti sotto la veranda, parliamo dei tempi antichi, quando la nostra famiglia viveva ancora a Trevignano (TV): “Nonno Cice (Felice) a me voleva bene”. Ribatto: “Lo so; Aldo ne parlava sempre, che tu andavi da nonno quando era all’osteria, e gli chiedevi i soldi…”. “Sì, sì, andavo da nonno quando giocava a carte con gli amici e gli chiedevo dieci schei; lui me ne dava subito venti: «Cosa vutu far con diecischei; to’ venti!». Solo io avevo il coraggio di andare da nonno e chiedergli i soldi davanti a tutti!”. “Aldo raccontava che tu rubavi i suoi crostoli (chiacchiere)!”, continuo. “Sì, anche quello facevo, perché Aldo cercava di conservare la sua parte in una cassa di legno; ma io, con un chiodo piegato in punta, riuscivo ad aprire il lucchetto e mi mangiavo anche i suoi!”.
Dal Veneto, all’inizio della seconda guerra, la nostra famiglia è migrata a Roma, in una località chiamata Mazzalupo sulla via Boccea. Mario ricorda che “in una grotta e nei buchi scavati in collina, tra gli arbusti della macchia, Aldo, io e Ferruccio ci nascondevamo per evitare di essere reclutati e andare in guerra. Papà Duilio ogni giorno ci portava acqua e cibo, in un cesto, facendo finta di raccogliere erba per i conigli, sia nell’andata che al ritorno… Di notte ci cambiavano casa, per depistare le ricerche ed evitare le denunce”…







