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L’Argentina sta vivendo in un nuovo clima di speranza. Le elezioni di domenica 13 dicembre hanno portato al governo il signor Maurizio Macri, come nuovo presidente dopo la lunga era di Cristina e dei Kirchner. Si è costruito una buona squadra di governo, con persone esperte e piuttosto giovani, e un buon numero di donne. La maggioranza della gente apprezza e ne parla bene. Al tempo sono affidate le risposte.

I poster con il papa e un successo d’esportazione

Papa Francesco è molto apprezzato e amato in Argentina. La gente ne è orgogliosa ed entusiasta, segue con commozione ciò che egli fa e dice. Le televisioni ne fanno una bandiera e ne presentano filmati e fotografie; raccontano episodi di quando era superiore dei gesuiti in Argentina e vescovo di Buenos Aires.

Ho portato con me in Argentina 200 poster e 500 immagini del papa sorridente con la scritta in spagnolo: “¡Hola! ¿Cómo va la alegria in tu casa? ¿Y en tu corazón?”. Le ho distribuite ai parenti e agli amici, e ne ho portato varie copie anche nelle chiese dove sono andato a celebrare la Messa. Tutti ne sono entusiasti e le prendono volentieri: se lo stringono al petto, il volto si illumina, gli occhi brillano di commozione… In molte case l’hanno messo in cornice e appeso nella saletta d’entrata. Ne sono felice; è stata una bella idea. Vengono a chiederne altre copie per donarle agli amici, come la signora Mariela: “Questo è il mio caro papa; sono molto emozionata e contenta di lui! È il mio papa!”. È la quinta donna di Walter, mi dicono. “La quinta?”, esclamo sorpreso! Mirta commenta: “Qui in Argentina siamo peccatori, non siamo santi come in Italia!”.

Molti chiedono se il papa argentino piace a me e alla gente in Italia. Rispondo: “A me piace molto e cerco di imitarlo più che posso; la gente è entusiasta di ciò che egli dice e fa, del suo stile di vita e della sua predicazione; anche i preti e i vescovi sono contenti, ma non tutti!”. “E come mai?”. “Forse hanno paura di cambiare lo stile di vita o di perdere il potere clericale…”, rispondo; ma questo è il papa giusto, che mette il vangelo di Gesù al primo posto. Ma un papa da solo non ce la fa a cambiare la chiesa e il mondo: non basta apprezzarlo, bisogna imitarlo nella vita concreta, saper perdonare, avere misericordia verso tutti…”.

Padre Ignatius, prete della consolazione

Il mattino di Capodanno, Eliseo e Mirta mi hanno invitato a partecipare alla Messa delle 8,30 e conoscere personalmente p. Ignatius, il “santone indiano” che attira migliaia di devoti. Arriviamo alla chiesa “Natividad del Senor” alle 7,40. La gente è già in fila davanti all’entrata della chiesa. Ci accolgono alcune persone, che ci fanno disporre sui banchi, senza lasciare posti vuoti.

Padre Ignatius parla in modo semplice, ispirato, lento, con frequenti intercalazioni, come di chi cerca le parole giuste per contenuti profondi ed essenziali. “Non dobbiamo preoccuparci del giorno di ieri, perché è già passato e non possiamo cambiarlo; dobbiamo preoccuparci dell’oggi e approfittare dell’esperienza di ieri per vivere meglio il domani… La Madonna è modello di vita cristiana: ascolta e medita nel cuor suo, per vivere al massimo la volontà di Dio. Tagliare la lingua, chiudere la bocca… questo ha un doppio guadagno: hai evitato di parlar male e hai la possibilità di parlar bene”.

Nella Messa di p. Ignatius la consacrazione è il momento culminante: un lungo momento di adorazione, la consacrazione pronunciata lentamente, parola per parola, l’elevazione prolungata dell’ostia e del calice, a 190 gradi. In totale, un’ora e un quarto pieno per una celebrazione intensamente partecipata. Eliseo e Mirta lo informano della mia presenza. Padre Ignatius si interessa alla mia vita missionaria in Bangladesh. Gli domando da che parte dell’India viene: “Sono dello Sri Lanka, mi ha risposto, ma sono stato alcuni anni in Kerala (Sud India)”. Mi abbraccia più volte e mi dà una manciata di medagliette per i malati; ricambio con alcune immaginette di papa Francesco. Le accoglie con sorpresa.

Le parrocchie di Villa Constituçion

Nella cittadina di Villa Constituçion ci sono tre parrocchie cattoliche. Di queste parrocchie fanno parte anche alcune altre “cappelle”, che in futuro potranno diventare parrocchie. A parte le qualità e i limiti che caratterizzano i sacerdoti, non mi è sembrato che lavorino in sintonia, coordinando la loro azione pastorale nelle parrocchie dello stesso territorio; ognuno agisce secondo la propria convinzione e formazione.

Il 17 dicembre c’è stato un evento che ha avuto una certa risonanza nei media locali: su invito del sindaco Jorge Berti, si è tenuto un incontro con i rappresentanti delle chiese di Villa Constituçion, cattolici e protestanti. Ai 19 religiosi partecipanti il sindaco ha chiesto di pregare per la città e di lavorare uniti in progetti di ordine sociale e comunitario. I commenti dei religiosi erano tutti entusiasti. Come si dice, se son rose fioriranno.

Ci sono anche i “carismatici”

Alla seconda cena di compleanno in casa di Eliseo, sono arrivati anche gli sposi Marcelo e Claudia. Marcelo lavora come autista di operai e impiegati di un’azienda. Ha abbastanza tempo per fare volontariato, specialmente con i ragazzi di strada, con il calcio, e come coordinatore del gruppo di Rinnovamento nello Spirito di Villa Constituçion. Anche lui confessa di aver avuto un periodo difficile e confuso nella vita: è stato calciatore di fama, anche internazionale, ma si era dato alla “bella vita” sciupando tempo, energie e soldi… “Poi ho scoperto Cristo e tutto è cambiato; adesso le mie passioni sono due: Cristo e lo sport!”. “Un bel binomio davvero!”, gli confermo.

Nelle periferie di Villa Constituçion c’è degrado sociale e umano, anche con problema serio di droga e malavita. Marcelo si impegna a educare i ragazzi di strada attraverso lo sport. Dopo un primo successo come allenatore, i ragazzi sono scomparsi, uno ad uno; ma non ha mollato, ha solo atteso con speranza. “Ora stanno tornando di propria iniziativa e l’animazione sportiva sta andando avanti bene”, conclude.

 



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