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In questi mesi i saveriani di Via Aurelia, in Roma, offrono ospitalità a due sacerdoti diocesani burundesi, venuti per specializzarsi in due ambiti specifici. Ne abbiamo approfittato per intervistarli e conoscerli meglio.

Don Melchiade Minani, 52 anni, di famiglia numerosa con otto fratelli e sorelle, viene dalla diocesi di Ngozi ed è prete dal 1991. Don Pacifique Ntahonicaye ha 39 anni, con un fratello e i genitori anziani, è prete della diocesi di Muynga dal 2005.

Faccio loro le stesse domande, alle quali rispondono uno dopo l’altro.

Parlaci della tua vocazione

Melchiade: In parrocchia frequentavo i missionari e avevo un cugino in seminario, che andavo spesso a trovare. Questi incontri hanno suscitato in me la vocazione sacerdotale. Già alla fine della prima elementare facevo la lettura biblica in chiesa, durante la Messa dei bambini. Sono entrato in seminario in seconda media.

Pacifique: Da bambino frequentavo e ammiravo un sacerdote della mia parrocchia. Ho poi capito che la vita sacerdotale sarebbe stata la vocazione che mi avrebbe realizzato di più, in tutti i sensi. Infatti, servire Dio e i fratelli è ciò che più dà soddisfazione e piacere: è qualcosa che rimane per sempre.

Cos’hai fatto dopo l’ordinazione?

Melchiade: Per sette anni ho seguito i giovani dell’Azione cattolica e insegnato religione agli alunni di elementari e medie. Ho lavoravo anche nell’animazione vocazionale: sono nate varie vocazioni sacerdotali e religiose. Poi mi hanno chiesto di essere formatore nel seminario maggiore della diocesi: sono stato “padre spirituale” dei seminaristi e ho insegnato loro spiritualità e liturgia.

Pacifique: In questi otto anni di ministero sacerdotale mi hanno dato gioia. Sono stato animatore dell’infanzia missionaria e delle vocazioni nella diocesi. Gli ultimi due anni sono stato parroco a Mukenke e ho visitato le comunità ecclesiali di base (circa 130), che in Burundi sono molto importanti. Si cerca di imitare il modello delle prime comunità cristiane. Nella nostra parrocchia, grazie anche alla formazione che abbiamo offerto, poveri e ricchi riescono a condividere i loro beni in modo tale che tutti possano vivere con una certa dignità.

Cosa ti è piaciuto di più?

Melchiade: Accompagnare spiritualmente i giovani a me affidati. Ci siamo incontrati spesso, al centro e nelle succursali, con varie comunità ecclesiali di base sparse sul territorio.

Pacifique: Il dialogo tra i cristiani e noi sacerdoti. Eravamo tre preti nella stessa parrocchia e c’era un bel rapporto tra noi; riuscivamo a collaborare bene insieme. Ho dato il mio contributo per far crescere la comunità cristiana e questo è stato la fonte della mia gioia.

Come hai conosciuto i saveriani?

Melchiade: Mentre studiavo filosofia e teologia ho partecipato al movimento di San Francesco Saverio (chiamato “Xavéri”) e questo mi ha fatto conoscere i saveriani, le saveriane e il loro patrono. Da allora ci vediamo spesso e collaboriamo negli incontri di animazione vocazionale tra i giovani. I saveriani spesso mi chiedono di aiutarli e di offrire loro informazioni sui candidati saveriani alla vita missionaria.

Pacifique: Ho lavorato nell’infanzia missionaria con il saveriano messicano p. Ruben. Lui era parroco e insieme abbiamo fatto il giro delle parrocchie per divulgare l’infanzia missionaria. Questo mi ha dato l’opportunità di conoscere poi anche gli altri saveriani.

Qui a Roma cosa studi?

Melchiade: Sto approfondendo “teologia spirituale” all’istituto Teresianum. Mi trovo bene e le tematiche trattate mi piacciono. Ringrazio i saveriani per l’ospitalità: sono molto contento del bel clima comunitario che viviamo tutti insieme.

Pacifique: Sto seguendo un corso di specializzazione in “storia della chiesa” all’università Gregoriana. Mi trovo bene e sono felice di essere ospite dei saveriani: sono molto calorosi e accoglienti. Il mio futuro è nelle mani di Dio.



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