I nomadi in Bangladesh
Cari amici, ciò che mi ha impressionato del gruppo di nomadi, è l'estrema miseria in cui vive. In tutte le famiglie ci sono ammalati: le pance dei bambini sono piene di vermi per la mancanza di acqua pulita; le donne chiedono medicine per complicazioni durante la gravidanza. Le donne e i bambini in Bangladesh valgono poco e il problema è l'alimentazione insufficiente che rende i corpi incapaci di combattere anche la più semplice malattia.
Si aggiunge un'altra povertà: soltanto uno, in tutto il campo, sa leggere e quindi c'è l'urgenza di iniziare una scuola di alfabetizzazione per i nomadi. Le statistiche più recenti ci dicono che l'80% della popolazione del Bangladesh vive in uno stato di povertà grave o di miseria, senza aver accesso agli elementari diritti umani.
Le conseguenze sono che in Bangladesh muoiono ogni giorno 54 donne di parto e, ogni anno, nascono 3 milioni di bambini sottopeso. Leggendo la pagina evangelica del ricco Epulone e di Lazzaro, dove i cani hanno le briciole da mangiare che cadono dalla mensa, mentre Lazzaro muore di fame, penso quante persone nel mondo sarebbero contente di potersi nutrire come qualunque cane che vive in Italia.
I milioni di Lazzaro dei nostri giorni sono costretti a cercare tra le immondizie qualcosa di cui sfamarsi e da riciclare. La situazione dei poveri nei Paesi del Sud del mondo è peggiorata tanto, mentre circola nel mondo un benessere mai visto. Il mendicante Lazzaro è diventato una immensa folla · che ha diritto alla mensa e non alle briciole.
Di fronte a queste persone del Sud del mondo che soffrono noi come ci poniamo? Assistiamo al ripetersi del dramma del Calvario senza far niente? Siamo come chi non crede più a nulla e mercanteggia sulla vita delle popolazioni del Terzo Mondo?
Dormiamo nel sonno della indifferenza lasciando arrestare il giusto che chiede giustizia? Spaventati di fronte ad un problema troppo grande scappiamo lasciando condannare gli innocenti?
Siamo come chi non fa nulla e dice: vediamo come va a finire, aspettando che siano gli altri a muoversi? Abbiamo il coraggio con il panno della compassione di asciugare il sudore dalla fronte degli sfruttati?
Siamo disposti a portare per un pezzo di strada la croce di questo mondo condannato e dimenticato? Restiamo come le pie donne impotenti ai piedi della croce, condividendo tutto quello che è possibile?
Siamo capaci di riconoscere il povero come fratello mentre muore crocifisso dalle ingiustizie del mondo? Abbiamo la forza di dire questo veramente è nostro fratello con la solidarietà e l'aiuto?








