I diritti di tutti i bambini, A 20anni dalla Convenzione Intern.
La Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia è stata approvata il 20 novembre 1989 dall'assemblea generale dell'Onu ed è stata ratificata da ben 193 Stati (ma non ancora da Somalia e Stati Uniti). È certamente il più importante strumento giuridico in mano ai governi, alle associazioni, alle famiglie e anche alle istituzioni religiose, che hanno a cuore il benessere dei bambini nella propria nazione e nel mondo intero.
La Convenzione ha tre parti, con un preambolo importante, che spiega e giustifica i 54 articoli che la compongono. Tra l'altro, vi si afferma che "la famiglia, unità fondamentale della società e ambiente naturale per la crescita e il benessere di tutti i suoi membri e in particolare dei bambini, deve ricevere la protezione e l'assistenza di cui necessita per svolgere integralmente il suo ruolo nella società"; e che il bambino, "per il suo sviluppo armonioso e completo, deve crescere nell'ambiente famigliare in un clima di felicità, di amore e di comprensione".
Vi si afferma, inoltre, che tutti i diritti vanno applicati "senza distinzione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione pubblica o di ogni altra opinione, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di ogni altra circostanza". È quindi una Convenzione veramente "universale", che riguarda tutti i bambini e ogni bambino. Come è giusto che sia.
Ma la realtà è diversa. All'inizio dell'anno il Papa ha giustamente ricordato al mondo e ai diplomatici accreditati presso il Vaticano, che "i bambini rimangono ancora assai vulnerabili" e "gli esseri umani più poveri sono i bambini non ancora nati". Anche la Convenzione dichiara che ogni bambino ha bisogno di una "protezione speciale sia prima che dopo la nascita".
Se è vero che fino al XX secolo ai bambini non era riconosciuto alcun diritto a livello giuridico istituzionale, tuttavia la famiglia e la società stessa si preoccupavano quasi naturalmente e spontaneamente di garantire la vita, la crescita e lo sviluppo dell'infanzia con sufficiente attenzione e premura. Oggi, l'insistenza sui diritti dell'infanzia, oltre a dimostrare una maggiore consapevolezza nel mondo degli adulti e delle istituzioni, mostra anche la maggiore debolezza nel rispetto degli stessi diritti. Anche perché noi adulti siamo diventati più egoisti e meno famigliari.
Come sempre l'ideale, per noi e per l'umanità, è Cristo Gesù. Da bambino, egli "cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini", con la Madre che ascoltava e meditava ogni cosa nel suo cuore. Da adulto, raccomandava ai grandi di accogliere il regno dei cieli con l'animo del bambino; prendeva i bambini fra le braccia e li benediceva. La Convenzione non lo dice, ma anche questo è un diritto dei bambini: essere abbracciati e benedetti dal Salvatore.
Ricorrendo quest'anno il ventennio di questa importante Convenzione, anche noi vorremmo dare un modesto contributo alla riflessione e alla verifica della sua applicazione. Dedicheremo all'infanzia l'immagine in prima pagina, a sinistra della testata, richiamando ogni volta un diritto fondamentale, rispettato o trasgredito.
Diceva Dante: "Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini".








