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Ho prestato i miei piedi a Gesù, 60 anni di sacerdozio

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Padre Nicola, saveriano di Priverno (LT), ha celebrato il 60° di ordinazione sacerdotale. Per l'occasione, ha fatto il punto sulla sua vita missionaria.

Un giorno venne a parlare ai sacerdoti del mio paese p. Callisto Vanzin, missionario saveriano reduce dalla Cina. Bisognava aiutare i giovani a scegliere l'ideale missionario. Così il mio parroco andò da mia madre: "Signora Filomena - disse - non manderesti tuo figlio tra i missionari?". "Se lui vuole, io sono contenta", rispose.

I viaggi si allungavano...

Detto e fatto. Il mio parroco mi portò a Roma e mi consegnò a p. Augusto Azzolini che mi condusse a Poggio San Marcello, vicino ad Ancona. Così cominciò il mio lungo viaggio. Avevo appena 11 anni. Poi mi mandarono a Vicenza, a Grumone, a San Pietro in Vincoli, a Castel Sidoli, a Parma, a Udine, a Piacenza e là fui ordinato sacerdote.

E il viaggio è continuato, allungandosi fino alla Scozia e in Germania. Ma poi si è allungato ancora di più. Il concilio Vaticano II ha regalato alla chiesa e al mondo una ventata di Spirito Santo, chiedendo di portare ai nostri missionari questo "dono di Dio". Fu l'inizio di viaggi indimenticabili, in cui mi pareva proprio di prestare i miei piedi a Gesù.

Così portai il "dono" meraviglioso del concilio ai miei fratelli del Bangladesh, dell'Indonesia, del Congo, del Burundi, della Sierra Leone, della Scozia, degli Stati Uniti, del Messico. Che meraviglia! Mi pareva proprio di udire Gesù che diceva: "Andate in tutto il mondo e predicate il mio vangelo a ogni creatura!". E così partii per il Brasile, precisamente per l'Amazzonia, ma questa volta per restarci.

Brasile, tra lotta e amicizia

Era finito il mio lungo camminare e cominciava un altro impegno. Pareva che Gesù mi dicesse: "Ora basta camminare. Mi hai prestato i tuoi piedi. Ora mi serve il tuo cuore!". E così sono andato ad abitare in una favela nella periferia di Belém, per mostrare l'amore di Gesù a quei carissimi fratelli e sorelle che vivevano su palafitte.

Tempi duri, ma bellissimi, fatti di lotta e di grande amicizia. All'inizio c'era abbastanza diffidenza. Non riuscivano a capire come un prete fosse cascato lì dentro. Ma cominciammo a lottare, a chiedere prima e poi a esigere dalle autorità che pensassero un po' anche a noi. E così ottenemmo la luce, poi la canalizzazione delle acque, la strada, la scuola...

Hanno imparato un lavoro

Quei miei fratelli sentivano che Qualcuno stava vicino a loro, li amava e stava dalla loro parte. Perciò vollero la chiesa, che divenne il centro pulsante di tutto il quartiere. All'inizio, la chiesa serviva per tutto: per la santa Messa, per la catechesi, per le rivendicazioni sociali. Poco a poco abbiamo potuto costruire quattro centri comunitari, e poi una scuola per corsi professionali.

Molti giovani hanno imparato il mestiere di elettricista, idraulico, falegname; e le ragazze hanno imparato taglio e cucito, a curare unghie e capelli, a costruire sandali e borsette... Giovani e adulti si riunivano per incontri di preghiera e di studio del vangelo e molti di loro portavano poi, nei rioni e nelle case, ventate fresche di vita cristiana.

"Gesù stava con noi!"

Dopo diciotto anni vissuti tra le palafitte, mi hanno chiesto di trasferirmi ad Abaetetuba. E là iniziò un altro meraviglioso capitolo, fatto ancora di lotte e di sofferenze, ma anche di tanta gioia, di amicizia e di fraternità. Sentivamo che Gesù stava con noi.

Ora, dopo sessanta anni di sacerdozio, sto tirando i remi in barca. Spero solo che Gesù mi apra il portone e mi faccia sentire quanto mi ha voluto bene chiedendo in prestito i miei piedi, le mie mani, la mia bocca e il mio cuore. Grazie, Gesù!



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