Hanno detto di loro
Papa Wojtyla
Aprendo la Giornata mondiale della Pace, piazza S. Pietro 1 gennaio 2001: "Dobbiamo sconfiggere definitivamente razzismo e xenofobia; accogliere chi ha bisogno, non respingere gli immigrati, favorire una cultura del dialogo e del reciproco rispetto; bandire le guerre, le ingiustizie, ogni forma di cultura di morte; lo sfruttamento dell’uomo su l’altro uomo". Quasi il manifesto per il Terzo Millennio cristiano. "Un pensiero speciale rivolgo a quanti soffrono. Pratichiamo l’accoglienza, mettendo al primo posto il rispetto della dignità dovuta ad ogni persona umana".
Razzismo. Nelson Mandela
Ex presidente sudafricano e premio Nobel: "Il razzismo uccide più di ogni altra malattia contagiosa. Rende disumano chiunque tocchi. È una malattia che fa annullare la mente e l’anima. La nostra esperienza sudafricana ci ha dato speranze di un mondo libero dal razzismo e dalla discriminazione". Il deputato Speroni:"El negher l’è semper negher". L’europarlamentare Mario Borghezio, dopo l’attentato alle torri di New York: "I clandestini sono funzionali al terrorismo". David M. Turoldo: "Ho sempre cercato di donare gioia senza misura: agli amici, alla gente, agli sconosciuti; persuaso che credere è una festa". Tiziana Maiolo, assessore alle Politiche Sociali di Milano: "Diciamolo chiaramente: voi sareste contenti di tenere in città tutti questi zingari che vengono in casa a rubare?". Carol Wojtyla: "Il razzismo è un peccato che costituisce offesa davanti a Dio. Un peccato che purtroppo emerge in forme sempre nuove e inattese, offendendo e degradando la famiglia umana". Enrico Mattei, imprenditore, perito in un "dubbio incidente" aereo nel 1962: "Siamo tutti uguali. E quando il lavoro è finito anche gli operai debbono poter indossare una camicia bianca". Benito Cocchi, vescovo di Modena: "Noi ci esponiamo in difesa di persone che si trovano nel bisogno, per alimentare la speranza, non il pericolo. Il rischio di pagare di persona non fermò Cristo, e quindi non deve fermare un cristiano".
Accoglienza
"L’immigrazione pone problemi, ma vanno affrontati rimanendo in un atteggiamento di ospitalità", card. Goffried Danneels, arcivescovo di Bruxelles. E Giancarlo Pagliarini, un moderato del movimento leghista: "Un clandestino, dopo 24 ore, va rimandato a casa, e se non sappiamo da dove viene, lo mettiamo in una galera, di quelle dure, dove magari fa anche freddo, fino a che non ce lo dice". Il card. Carlo M. Martini: "La giustizia da sola non salva la città. Ci vogliono l’amicizia, l’accoglienza, la cura dei deboli". Umberto Bossi: "L’immigrazione sconsiderata l’hanno voluta i comunisti per pigliare voti, e anche la Confindustria per non pagare i lavoratori". Mons. Loris Capovilla: "Un cristiano non respinge nessuno". Helder Camara, vescovo brasiliano: "Se mi prendo cura dei poveri sono un santo; se dico perché sono poveri mi dicono: comunista!". Giorgio Bocca, giornalista: "Quelli che si ergono in difesa della peste bubbonica degli immigrati sono spesso gli stessi che ne chiedono altri 100 mila per impiegarli, preferibilmente senza contratto, nelle loro fabbriche e fabbrichette in cerca di manodopera". Il card. Martini: "Cari fratelli immigrati, vi invito a rimanere se pure nella legalità, perché soltanto così si può ottenere maggior attenzione e arrivare alla soluzione dei problemi".
Islam
Il Presidente del Senato, Marcello Pera: "L’Islam non è il nostro avversario; ma lo sono alcuni gruppi fanatici che, in nome di una manifesta manipolazione dei principi dell’Islam, fanno guerra a noi. Ma non è l’Islam". Il prete genovese Baget Bozzo, quello a cui piacerebbe poter scomunicare il Papa: "I musulmani torturano i cristiani, stuprano le donne, uccidono! Le atrocità commesse in Sudan, alle Molucche e Timor Est, come in Egitto, non sono favole. Bisogna sapere che cos’è l’Islam e impedire che si crei un diritto parallelo al nostro ordinamento; anche perché quelle popolazioni fanno molti figli e cambiano il volto delle nostre città". Il vescovo di Como, Alessandro Maggiolini: "Non è possibile che nel nostro Paese tutti possano praticare le proprie confessioni, mentre nei Paesi dell’Islam non possiamo neppure circolare con il crocifisso al collo". Il sindaco di Erba, Filippo Pozzoli, ha promesso che nel suo Comune non sorgerà mai una moschea: "Sono un covo di rivolta, più che un luogo di culto". Altrove si è registrata la proposta di spargere urina di maiale (animale immondo per i musulmani) sopra il terreno sul quale era in progetto la costruzione d’una moschea. Parlando a Padova, Silvio Berlusconi: "Nei Paesi in via di sviluppo, che non vivono a un livello di vita decente, si sviluppano epidemie. Essi producono immigrazione e in essi si alligna e sviluppa il fondamentalismo". E ad un giornalista che si era azzardato a porre una domanda, la reazione del Presidente di tutti gli Italiani è stata: "Lei deve soltanto tacere; lei non deve proprio parlare". Ma caro Presidente Frainteso, attento a non perdere i pezzi per strada: non eri proprio tu che a Berlino, pochi giorni prima, proclamavi tra i valori dell’Occidente cristiano la virtù della tolleranza? Dai nostri governanti ci aspetteremmo coerenza e buoni esempi.
Lo sceriffo di Treviso, Giancarlo Gentilini. Ecco un condensato del talentuoso pensiero: "Bisognerebbe fare travestire gli extracomunitari da leprotti per far esercitare i nostri cacciatori. Qui a Treviso ho tolto anche le panchine, quando ho capito che facevano bivacchi e altre cose. Da quel momento ho deciso: via tutti, tolleranza zero. Portano ogni tipo di malattia: Tbc, Aids, scabbia, epatite. Vagoni piombati per riportare i negri oltre le nostre frontiere. Contro le invasioni abbiamo già combattuto due guerre e siamo pronti alla terza. Haider è un mio allievo, tutto ordine e disciplina. Vorrei murare vivi i frati che portano da mangiare agli extracomunitari".
Sulla Tribuna di Trevisolo lo scrittore Ferdinando Camonha ha urlato la sua indignazione contro il sindaco: "Ci fa vergognare tutti, noi che viviamo e lavoriamo nelle Venezie". Ma non tutti la pensano come lui. Spesso il pensiero comune è che l’immigrato va bene se lavora, se si comporta bene, e se la sera, possibilmente, sparisce. Nella provincia di Treviso lavorano 26 mila extracomunitari.








