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Immigrati, risorsa preziosa

Il governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, parlando ad un meeting internazionale ha ribadito una delle sue idee circa l’arricchimento che la forza lavoratrice che viene dall’Estero porta all’Italia. Con l’invecchiamento della popolazione e il suo calo i lavoratori stranieri diventano, in prospettiva, una fonte importante di sostegno per un sistema previdenziale il cui equilibrio si fa precario. Invece di respingerli, dunque, la società farebbe meglio ad accoglierli ed integrarli. Un forte appello, quello lanciato da Fazio, affinché le forze politiche e di governo inquadrino il problema nella giusta ottica, che deve guardare al lungo periodo e ai problemi nella loro complessità: "Dobbiamo vedere – ha affermato il governatore – queste nuove forze come una risorsa da inserire e integrare nel nostro sistema economico e sociale, come fonte di ricchezza e sviluppo".
A lui fa eco da Bruxelles Romano Prodi: "L’immigrazione è un fenomeno che bisogna gestire con politiche capaci di digerire i flussi in direzione dei bisogni generali, alla luce dei profondi cambiamenti in atto in Europa. Serve una politica esplicita al riguardo; l’immigrazione si governa guardandola in faccia, senza avere l’atteggiamento misto di vederla da un lato come un dramma e poi, sotto sotto, andando a cercare gli immigrati".

Calcio, facce nere in campo

Verona e il calcio: oggi un fenomeno, meno di un anno fa un binomio che significava razzismo. Era il 28 gennaio 2001: Giambattista Pastorello, il presidente della squadra cittadina a quel tempo in serie A, sostiene che la sua tifoseria non gli permetterà mai di far scendere in campo un giocatore di colore. Una dichiarazione scioccante, alla fine di una partita in cui gli Ultrà non hanno fatto che intonare cori razzisti contro il calciatore del Parma Thuram. Ma, da allora, tutto è cambiato.

Oggi la città, che ha fondato il suo mito su Romeo e Giulietta, presenta ogni domenica un’altra coppia da leggenda: l’Hellas Verona e il Chievo. Due squadre e due tifoserie che sono già diventate il nuovo simbolo della città e della sua rinascita. Anche culturale. Lo sa bene il sindaco Michela Sironi. "Verona era la seconda città più "tangentata" d’Italia" ricorda. "Non fu facile convincere la gente che la politica poteva essere onesta". Ma è stato a gennaio di quest’anno che il sindaco ha affrontato la sfida più difficile: tra manifestazioni degli skinhead e denunce (poi smentite) di aggressione da parte del docente di origini ebraiche Luis Marsiglia, Michela Sironi ha dovuto convincere l’Italia che Verona non è la capitale della xenofobia.

Grazie anche al calcio, pare esserci riuscita. Già perché la rinascita culturale e civile dalla città non si manifesta solo con 600 mila spettatori che hanno partecipato alla stagione estiva dell’Arena. O con quel 10 per cento di residenti nel Comune che sono immigrati (soprattutto dall’Africa, dallo Sri Lanka e dal Bangladesh) e mandano a scuola i loro bimbi certi che in mensa mangeranno cibi consentiti dalla loro religione.

Lo spettacolo della città aperta va in scena allo stadio. Dove poche settimane fa il sindaco ha fatto distribuire ai tifosi della curva 5 mila magliette con la scritta: "Verona non è razzista". E dove alla prima giornata del campionato 2001-2002 le due squadre cittadine di serie A hanno schierato giocatori extracomunitari: in campo l’applauditissimo fantasista colombiano Johnnier Esteiner Montano per il Verona e per il Chievo il centrocampista brasiliano Eriberto. Con lezioni di stile per tutte le squadre italiane (come in occasione della seconda giornata di campionato, quando tifosi del Chievo hanno festeggiato la notizia che il Verona aveva segnato fuori casa). E lezioni di calcio, con una classifica che non ha nulla da invidiare alle squadre della capitale, detentrici degli ultimi due scudetti.

È clamorosa invece l’iniziativa presa dai giocatori della squadra di Treviso, come risposta agli Ultrà che la domenica precedente, a Terni, avevano abbandonato per protesta lo stadio umbro quando Sanreani, l’allenatore, a metà del secondo tempo, aveva fatto esordire il diciassettenne nigeriano Akeem Omolade.

La domenica successiva i giocatori del Treviso, per la partita giocata in casa contro il Genoa, sono entrati tutti in campo con il volto dipinto di nero; in diciotto: gli undici titolari e le sette riserve. Hanno sfilato verso il centro del campo tenendosi per mano, in un ideale catena di solidarietà, affiancati dai ragazzi del settore giovanile che indossavano una maglietta contro il razzismo. E il nigeriano si è tolto anche lo sfizio di segnare un goal, festeggiato a lungo dai compagni e applaudito dalla tribuna, anche se la rete non ha impedito al Treviso di retrocedere in serie B. Commento del sindaco Gentilini, che gode della fama di essere la diga contro l’invasione extracomunitaria: "Hanno scelto il nero, il colore della vergogna".

La crociata del card. Giacomo Biffi

Secondo il cardinale di Bologna Giacomo Biffi i musulmani che vivono in Italia, se vogliono integrarsi sul serio, dovrebbero studiare il Vangelo e i loro figli frequentare l’ora di religione nelle scuole pubbliche, perché "non conoscere il cattolicesimo – la religione storica della nazione – vuol dire precludersi un’autentica e sufficiente comprensione dell’italianità. I nuovi arrivati dovrebbero approfittare, con loro libera e spontanea determinazione, dell’insegnamento della religione cattolica impartita nelle scuole, come è giusto approfittare dell’insegnamento della nostra arte e letteratura. Io non ho nessuna paura dell’Islam; ho paura invece dell’insipienza di troppi cattolici, soprattutto tra i più acculturati e loquaci".

Il cardinale non è nuovo a queste uscite. In precedenza la curia bolognese aveva affermato che l’Italia avrebbe dovuto privilegiare l’immigrazione dai Paesi cattolici, escludendo chi professa la religione islamica. Reazioni: come sempre, favorevoli (poche), contrarie (anche da personalità religiose).

Mons. Loris Capovilla, ex segretario di Papa Giovanni XXIII: "Un cristiano non respinge nessuno". E Wojtyla (Giornata dell’Emigrante 1999): "La cattolicità si esprime anche nell’ospitalità assicurata allo straniero, quale anche sia la sua appartenenza religiosa". Il segretario del Pontificio Consiglio per gli immigrati, mons. Francesco Gioia: "L’intervento del cardinale va letto integralmente. Comunque nella Chiesa ogni uomo è un fratello, e merita rispetto assoluto, al di là della religione, della politica e della cultura".

La Comunità di S.Egidio e la Caritas Italiana: "Gli immigrati, da qualsiasi Paese arrivino, sono portatori di novità e con le loro capacità possono ravvivare e rinnovare le nostre, a volte, assopite potenzialità". Mons. Antonio Ribaldi, il vescovo delle battaglie in favore dei più deboli: "Su questa via si arriva al razzismo".



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