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Hanno dato la vita per il Vangelo: P. Devoti, il Pavarotti saveriano

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“Chel frut chi, giovin, al’è dal Signor” - questo frutto qui, giovane, è del Signore - aveva esclamato padre Giobatta Collini pochi giorni prima che il bambino nascesse. Era il febbraio del 1939 e p. Collini era in partenza per la Cina.

L’ambiente familiare fu determinante nella formazione spirituale di Pio ragazzo. Egli stesso scrisse: “La mia vita era tra casa, chiesa e canonica. Ogni domenica ero dal parroco; la gente mi considerava migliore di quello che io fossi”. Gli abitanti del suo paese lo chiamavano il santarello. Ma non furono certo queste opinioni a fargli scegliere la vita del missionario: “Sento che l’Istituto è veramente l’unico mio posto. Io voglio salvare le anime non solo nel fare il sacerdote, ma nel fare anche il missionario in terra di missione”.

Il Cristo simpatico di padre dracula

Il 31 dicembre 1963, gli fu comunicato che era stato destinato alla missione del Giappone. Il suo entusiasmo divenne incontenibile.

Il primo incarico fu di insegnare latino alle alunne del liceo “Stella Maria”, diretto dalle missionarie francescane di Maria, a Kobe. Divenne presto famoso sia come insegnante sia per la sua bella voce e le sue rumorose risate, ma anche per il lungo mantello nero che portava sopra la veste talare e che faceva ondeggiare mentre camminava. Venne così soprannominato dracula.

Padre Pio era preoccupato di trovare la “formula giusta” per comunicare e testimoniare il messaggio della grazia di Dio. Confidava: “Mi pare a volte di trattare il Cristo come un mito lontano o un fenomeno di cultura storica. Non riesco a presentare un Cristo vivo, contemporaneo, più simpatico di James Bond, più amabile di Julie Andrews, più attraente di Andy Williams. Dovrei essere capace di arrivare a dire che il Cristo oggi è chiunque altro abbia bisogno di me...; anche se non troppo impeccabile, non troppo pulito, non troppo perfetto”.

"Canti bene perché sei cristiano"

Caratteristico del suo modo di fare animazione missionaria era il cantare, accompagnandosi con la fisarmonica, l'organo o il piano. Musica e canto erano la sua passione. “Era un vulcano: le parole non erano sufficienti per dire quello che aveva dentro, la musica era il modo più adatto per gettare fuori il suo ricco mondo interiore”. Così lo ricorda padre Spigarolo.

Negli anni passati al santuario della Madonna di Fatima, negli Stati Uniti (dal 1988 al 1995), un gruppo di donne infervorate si erano complimentate dicendogli che sembrava Pavarotti. Rispose: "Volete dire che Pavarotti assomiglia a me!".

In Giappone durante un concerto di musica classica da lui organizzato cantò alcuni brani verdiani. Alla fine un maestro buddhista gli disse: “Tu canti bene, perché sei cristiano!”.

Ora, in cielo, canterà ancora meglio le lodi di Dio.



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