Giappone: armonia e dintorni
Venerdì 29 gennaio p. Tiziano Tosolini, saveriano friulano da dieci anni missionario in Giappone, laureato in filosofia e autore di alcuni libri, ha presentato nella sala "Romanino" la sua ultima fatica, "Una lettura orientale del dialogo: il caso Giappone" (Pazzini editore 2010, € 15). Sollecitato dalle domande di p. Luigi Menegazzo, vicario generale dei saveriani, con stile semplice ed elegante p. Tiziano ha condotto i numerosi partecipanti all'interno della cultura del Sol Levante.
L'armonia dei gesti, la gentilezza dei tratti nascondono un mondo sconosciuto, che il cittadino giapponese tiene segreto anche agli amici più intimi.
La persona è cultura
Padre Tiziano ha citato un'intervista di Kenzaburo Oe, premio Nobel per la letteratura: "Voi in Europa ammirate la tecnologia giapponese, siete al corrente del suo potere economico, conoscete tutto ciò che c'è da sapere sulla cerimonia del tè; ma questi aspetti sono solo immagini della forza del Giappone. In realtà, noi giapponesi rimaniamo imperscrutabili agli occhi di europei e americani; non esiste un gran desiderio di capire davvero le persone che producono le Honda e non so perché ciò succeda".
Il dovere dei missionari, invece, è quello di conoscere e amare le persone con cui viviamo. Lo studio della cultura non ha come scopo l'erudizione fine a se stessa, ma conoscere le persone per poter entrare in comunione con loro e trasmettere un messaggio.
Alla domanda, "cos'è la vera cultura?", p. Tiziano risponde: "È la persona concreta che incontriamo e con cui ci confrontiamo".
Tre realtà, tre ricchezze
Quella giapponese è una cultura che si differenzia in 127 milioni di modi, tanti quanti sono i giapponesi. Non è importante l'azione che si fa, ma chi la fa. Per cui, l'interesse del missionario è diretto a chi beve il tè, a chi veste il kimono, a chi fa l'ikebana...
Il concetto di armonia, fondamentale per il giapponese, si può sintetizzare in tre punti. Essi fanno parte dei 17 articoli di un codice che dal 1600 è arrivato fino al 1868. Il primo dice, l'armonia deve essere sempre mantenuta; il secondo afferma il rispetto dei tre grandi tesori del buddhismo (Buddha, la sua legge e la comunità monacale); il terzo richiama l'obbedienza all'imperatore.
In pratica, il primo principio è confuciano, il secondo è buddhista, il terzo è scintoista. Si capisce, quindi, quanto sia stato importante lo sforzo di integrare tre realtà così differenti, ma che avevano ciascuna grandi ricchezze.
Quattro aree di studio
Nel suo libro p. Tiziano ha preso in considerazione quattro aree di studio.
- Il rapporto tra fede e denaro: il giapponese s'interroga sul perché deve diventare ricco.
- Le donne, come sono considerate all'interno della società e delle religioni: sono loro, di fatto, che portano avanti la religione cristiana.
- Il rapporto tra missione e globalizzazione: cosa significa fare missione in un mondo globalizzato, dove il tempo è appiattito e lo spazio ristretto?
- Le minoranze emarginate dalla società: cercare i deboli e i senza-voce nella società fa parte dell'azione missionaria.
Non rimanere in superficie
Gli interrogativi che l'autore si è posto alla fine del suo lavoro di ricerca sono le domande di un missionario serio: "Sarò stato attento alle persone che ho descritto? Avrò capito bene? Il mio lavoro potrà aiutare qualcuno?".
Infatti, afferma p. Tiziano, "la nostra missione è questa: conoscere la cultura per trasmettere un Messaggio, di cui noi stessi siamo stati ascoltatori".
In conclusione, il missionario ha citato Lafcadio Hearn, nato in Grecia nel 1850 e naturalizzato giapponese. Egli sosteneva che tra il migliaio di libri che sono stati scritti sul Giappone, solo pochi sono preziosi. Ciò è dato dalla difficoltà di riuscire a percepire e a comprendere quello che sta sotto la superficie della vita giapponese.








