Skip to main content

Un safari nella miniera d'oro, A Kitutu

Condividi su

Prima di accedere alla miniera dell'oro, per comprendere meglio gli episodi di cronaca che accadono tutt'intorno, occorre che vi presenti subito per sommi capi l'ambiente della miniera stessa, che si trova nella regione del Kivu, in Congo.

L'esclusiva della proprietà della miniera si estende per una superficie pari a circa 200 chilometri quadrati. Qui l'oro è rintracciabile in superficie, all'oscuro riparo della fitta vegetazione. La manodopera è composta da 700 operai africani, dislocati con le proprie famiglie in dieci villaggi, all'interno della concessione stessa.

La responsabilità di tutte le attività, che prima gravava su una decina di europei, attualmente fa capo a un solo tecnico "bianco". La proprietà della miniera appartiene alla Somenki, società parastatale di una multinazionale belga, operante sul territorio fin dai tempi coloniali.

Cercatori d'oro clandestini

L'estrazione dell'oro avviene a mano ed è organizzata in superficie da piccoli gruppi, distribuiti lungo i corsi dei fiumiciattoli e nelle valli. Avviene con l'uso di semplici badili e setacci, proprio come nei film del "Far West".

A dispetto della società che lavora all'interno della miniera con settecento operai salariati, la polizia mineraria calcola che siano oltre tremila i cercatori d'oro che ronzano, come api, attorno alla concessione. Una parte di questi scava sul terreno circostante, libero per tutti, senza correre alcun rischio personale.

L'altra metà di abusivi, invece, sconfina quotidianamente nel terreno interdetto, pur sapendo di finire, se scoperti, in una prigione lager. Qui vengono malmenati e colpiti a sangue persino con i bastoni... (Avrò cura di descrivervi nel prossimo numero la cronaca di un gruppo rinchiuso in una di queste prigioni).

La gabbia d'oro

Noi missionari che viviamo a Kitutu, per incontrare i cristiani di Lugushwa, risaliamo la montagna quattro o cinque volte l'anno e vi rimaniamo circa una settimana. Gli operai che incontriamo, in genere, sono uomini giunti alla miniera per necessità di lavoro e di sopravvivenza, provenienti da lontano e da differenti tribù - almeno una decina.

Tutti questi lavoratori soffrono molto la nostalgia del loro ambiente d'origine e l'isolamento, imposto dalla foresta che si dilata a perdita d'occhio, in direzione del tramonto, per ben 1.500 chilometri. Pur vivendo in capanne costruite sull'oro, restano persone povere, obbligate a vivere in condizioni al limite di una dignitosa sopravvivenza. Basta pensare che il salario giornaliero medio, in questa miniera, è di appena 350 lire italiane.



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 2333.82 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Dicembre 2020
Reagire o essere indifferenti. Questa è una delle sfide che il mondo di oggi ci pone davanti. Le questioni sembrano essere sempre più stringenti e ri…
Edizione di Gennaio 2012
Nella canzone "Qualcosa di ben più grande", che si ispira alla lettera del Conforti ai giovani, c'è una frase significativa: "È una vocazione tanto d…
Edizione di Dicembre 2025
Il nostro è un mondo senza infanzia. Da noi non nasce più nessuno… Il solo bambino delle nostre case saresti tu, Gesù, ma sei un bambino di gesso! No…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito