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Il 31 maggio 2014, un bel gruppo di ragazzi e ragazze, gran parte di Napoli, è andato a incontrare papa Francesco. L’hanno accolto cantando “O Papa mio!...”. Poi, uno di loro ha parlato per tutti:

Bambino: “Le maestre ci chiedono: 'Ho un amico', si scrive con l’h o senza h? E noi non sappiamo come si fa … Ma tu, ‘o tieni ‘n amico? Papa Francesco, glielo dica lei alle maestre: con l’h o senza h? Noi, da oggi, un amico ce l’abbiamo: è lei. Grazie!”. (applausi)

I bambini hanno regalato al papa una pianta e un sacchettino di terra presa dalle catacombe di san Gennaro, terra che sta al buio. Il papa ne approfitta per parlare del buio e della luce.

Francesco: “Che cosa è più importante, il buio o la luce?"

Bambini: "La luce!"

Francesco: "La luce! E quando noi siamo nel buio, cosa è importante fare? Andare a…"

Bambini: "…alla luce!".

Francesco: "La luce. Ma, dentro di noi, sempre. Perché la luce ci dà gioia, ci dà speranza”. E ancora, la pianta che cresce rappresenta i frutti per un mondo migliore. E questo non lo fa l’odio, lo fa l’amore, lottando uno accanto all’altro, come fratelli… L’amore. Quando l’apostolo Giovanni, che era tanto amico di Gesù, voleva dire chi è Dio, sapete cosa ha detto? «Dio è amore». È bello. Chi è Dio?"

Bambini: "È amore!"

Francesco: "Più forte!"

Bambini: " È amore! È amore!"

Francesco: "Dio è amore. E noi andiamo verso la luce per trovare l’amore di Dio. Ma l’amore di Dio è anche dentro di noi, nei momenti bui? È l’amore di Dio lì, nascosto? Sì, sempre! L’amore di Dio non ci lascia mai. È sempre con noi. Abbiamo fiducia in questo amore, eh?”.

Francesco: “Adesso vi do la benedizione. Io chiederò al Signore per voi, che faccia di voi bambini e bambine che portano avanti l'amore. Quando va avanti l'amore di Dio, tutto va bene. Ognuno di voi pensi dentro il cuore alle persone cui vuole bene, perché siano benedette anche loro”.

Dopo aver benedetto i piccoli, papa Francesco ha chiesto: “Non c'è un'altra canzone, eh, ne cantiamo un'altra!”. E nell'aula è risuonato, in un coro immenso, «O sole mio!».​



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