Fare esperienza della Provvidenza
Carissimi, eccomi ora a darvi qualche notizia della mia vita qui nel nord del Camerun. Rientrando ho trovato il solito paese, con il solito presidente appena rieletto per l’ennesima volta (dal 1982 è inamovibile), la solita crisi, la solita stagione delle piogge che è andata male. Insomma, dopo cinque mesi di assenza, non è cambiato niente. Eppure, la vita continua…
Per fortuna, sono cristiano e la speranza è una delle virtù cristiane più importanti. Ci sono i giovani che, nonostante tutte le difficoltà, cercano di migliorare la loro vita. Qui, andare a scuola è un percorso a ostacoli. Le famiglie non si preoccupano troppo e chi vuol studiare oltre le elementari deve darsi da fare per pagarsi la tassa scolastica, la divisa, le scarpe (strettamente obbligatorie per entrare in aula) e pure mangiare, almeno una volta al giorno. Poi, passano le vacanze, a lavorare nei campi. I più cercano di fare almeno un quarto di ettaro a cotone, per ricavare quei 30-50 euro necessari a pagare le spese scolastiche...
Da quest’anno non ho una parrocchia mia. Però incontro i giovani studenti che consultano i libri alla biblioteca del centro culturale che dirigo. Alcuni vengono la notte a studiare, alla luce dei neon della nostra veranda, perché in casa loro la luce non c’è. Soffro con loro la mancanza di mezzi, di cibo, la malattia che spesso significa non avere i soldi per curarsi... I giovani, futuro e speranza del paese, sono la categoria oggi più maltrattata. Faccio quel che posso, cerco di tenere la biblioteca sempre fornita dei libri di testo, che nessuno può permettersi di comprare. Qualche volta aiuto a far andare in ospedale chi non sta bene, altre volte condivido la mia cena. Sanno che se devono fare una ricerca su internet possono venire la sera, quando il centro è chiuso e il mio collaboratore se ne è andato, e faccio finta di non vedere (dovrebbebro pagare 50 centesimi l’ora…).
Per fortuna, tanti amici mi sostengono. La Provvidenza non manca mai ed è un’esperienza formidabile, basta crederci!






