Padre Tassi: L’album di una vita missionaria
Sacerdozio d’oro di padre Tassi
Padre Piermario Tassi, 75 anni, è restio a parlare di sé e delle sue emozioni, ricordando il 50° anniversario dell’ordinazione presbiterale. Forse trova difficoltà a esprimere ciò che prova nel cuore, dopo una vita così intensa. Passato ormai qualche giorno dalla ricorrenza, busso e entro nella sua camera. È alla scrivania, davanti a un bell’album fotografico giapponese, con copertina in legno laccato e carillon. Incuriosito, e senza prendere appunti per non destare sospetti, incomincio a fargli qualche domanda. E padre Piermario, con molta semplicità, comincia a raccontare di sé, mostrandomi le fotografie.
Che bell’album di foto!
C’è tutta la mia vita, dai primi anni a quando ero studente e poi gli anni della vita missionaria. Vedi, questo è il mio paese Poggio San Marcello, in provincia di Ancona; il santuario della Madonna del Soccorso con l’Istituto saveriano aperto nel 1925 dal nostro fondatore, il beato Conforti.
Santuario e Istituto furono un dono di mons. Costantino Bramati, allora rettore del santuario. La mia casa natale è a cento metri di distanza dall’Istituto. Posso dire di essere nato dai saveriani...
È la tua famiglia?
Sì, questa è la mia famiglia: papà Secondo, mamma Lidia, tre sorelle e quattro fratelli. Papà mi ricordava gli incontri avuti con il beato Conforti. Lui era custode del santuario e quindi aveva modo di avvicinarlo e di parlargli ogni volta che veniva.
Mi raccontava che era una persona dal portamento nobile, con una cordialità delicata. Nella sua ultima visita, nell’agosto del 1931, papà aveva anche avuto l’occasione di presentargli i suoi quattro figli maschi e il beato Conforti ci aveva accarezzato e benedetto. Io avevo allora solo due anni. Forse è nata proprio lì la mia vocazione.
Di quattro, il Signore ha chiamato te!
Sono le solite scelte di Dio, per i più piccoli, i più fragili… Vedi, questo è l’interno del santuario - aggiunge indicando un’altra fotografia. Sopra l’altare in marmo bianco di Carrara c’è la statua della Madonna del Soccorso. È da lei, diceva papà, che aveva ottenuto il privilegio di avere un figlio missionario.
E questo giornale cos’è?
È l’articolo che p. Paolo Illuminati ha pubblicato su “Missionari Saveriani” nel maggio del 1954 in occasione della mia prima Messa a Poggio San Marcello. C’è scritto, tra l’altro: “La storia della bella vocazione del p. Mario, si può definire la storia di un grazioso santuario e del suo fedelissimo e affezionato custode Tassi Secondo”.
Sì – continua a raccontare padre Piermario dopo un attimo di commozione e di silenzio - io devo la mia vocazione e la mia perseveranza alla comunione quotidiana, al rosario attorno al focolare e all’esempio dei miei genitori. Mi sono stati sempre vicini, soprattutto nei 34 difficili anni di missione in Congo. Ma un grazie va anche alle sorelle e ai fratelli; da loro ho ricevuto sempre incoraggiamento e accoglienza, anche nei momenti più difficili.
E tutte queste lettere?
È la corrispondenza con le benefattrici che, come mamme e sorelle, mi hanno seguito nel lavoro missionario. Ricordo le sorelle Rina e Stella Moretto di Bassano del Grappa: una insegnava alle elementari e l’altra gestiva un negozio.
Nel 1980 hanno inviato per i bisognosi delle missioni il denaro messo da parte per la ristrutturare la loro vecchia casa; a Natale del 1985 mi hanno fatto avere altri dieci milioni, frutto di tante loro rinunce; hanno dato tutto per la missione.
Padre Tassi ha ancora tante altre foto del Congo, ma non ne vuole parlare. Vedo che i suoi occhi diventano lucidi e non insisto. Dopo una lunga pausa, mi dice: “Come vedi, devo la vocazione e la missione a tante persone: a Dio e alla Madonna, al beato Conforti, alla grande fede dei genitori, alla preghiera e generosità di tanti benefattori”.




