Elogio della moderazione, Riflettendo su certi eventi dell’estate
Non era un burqa, che copre le fattezze del volto femminile islamico. Era una benda. Con quattro fori, per vederci e per respirare. Ma copriva interamente il volto di Davinia Turrel, sformato dalle ustioni delle bombe killer del 7.7 alle metro di Londra.
Ben si vede, invece, il volto del soccorritore Paul Dadge, lì per caso, come tutti gli altri passeggeri delle metro e dei bus londinesi del 7.7. O delle spiagge di Sharm el-Sheik del 23.7 in Egitto. O dei quartieri di Baghdad, ogni giorno dell’anno. O dei villaggi e delle città d’Africa, ogni giorno dell’anno, per decenni ormai. Tutti ci troviamo lì per caso, quando siamo coinvolti in incidenti che non abbiamo mai pensato né voluto. Solo Dio è sempre e dovunque lì, per vedere il pianto, ascoltare il grido, sollecitare la solidarietà del buon samaritano, che non passa oltre ma si ferma e si fa carico della sfortuna altrui.
Il dolore occultato. Ci hanno risparmiato le urla di disperazione, le lacrime di angoscia, il sangue delle ferite. È stata molto elogiata questa “moderazione nelle immagini”, tipicamente inglese. Ma non abbiamo visto neppure i volti e le mani della consolazione, del soccorso, della solidarietà. Che pure era importante vedere e mostrare. Si può occultare il dolore. Ma chi potrà mai occultare lo strazio dei genitori che perdono i figli, degli sposi che non si ritrovano più, dei figli lasciati orfani? Quello strazio è moderato solo dalla capacità interiore di sperare, credere e volere un mondo migliore, anche a costo del perdono unilaterale.
Non c’è moderazione nelle menti perverse di chi uccide se stesso e gli altri. Mai. Perché provocare la morte è sempre il male estremo. Non c’è moderazione nei terroristi e in coloro che li formano. Non c’è in chi si fa fotografare sul luogo del disastro come souvenir. Non ce n’è in chi usa le armi - di qualunque tipo - per uccidere, volontariamente o per “effetto collaterale”. Non c’è moderazione nel crivellare la testa di Jean Charles, il giovane elettricista brasiliano colpevole di indossare un cappotto d’estate e di correre per le vie della città...
Ma anche p. Ottorino, p. Aldo e Catina sono stati uccisi senza moderazione, dieci anni fa in Burundi. Anche suor Dorothy in Amazzonia; anche mons. Locati in Kenya; anche mille altri nel mondo... Non c’è moderazione nell’uccidere.
Smoderati dovremmo essere nel cercare le vie della pace. Smoderati nel disarmare menti e cuori, a iniziare da noi. Smoderati nel creare, ogni giorno, i modi e i luoghi per la convivenza umana. Smoderati nel costruire gli stili di vita che permettano a tutti nel mondo di vivere con dignità. Smoderati nel condividere i beni materiali, culturali e spirituali dell’umanità. Smoderati nell’appoggiare ogni gesto, ogni segnale di fraternità.
Dovremmo essere smoderati, come il nostro Dio. Che però non fermerà “la mano assassina”. Fermarla tocca proprio a noi!








