“Eccomi, manda me”!
Dal messaggio di papa Francesco per la Giornata missionaria mondiale, che si celebra il 18 ottobre.
Cari fratelli e sorelle,
lo scorso ottobre, il mese missionario straordinario, ha contribuito a stimolare la conversione missionaria in tante comunità. In questo anno, segnato dalle sofferenze e dalle sfide procurate dalla pandemia, il cammino missionario di tutta la Chiesa prosegue alla luce della parola del profeta Isaia: “Eccomi, manda me” (Is 6,8).
Questa chiamata proviene dal cuore di Dio e interpella sia la chiesa, sia l’umanità nell’attuale crisi mondiale. Siamo veramente spaventati, disorientati e impauriti. Il dolore e la morte ci fanno sperimentare la nostra fragilità umana; ma nello stesso tempo ci riconosciamo tutti partecipi di un forte desiderio di vita e di liberazione dal male. In questo contesto, la chiamata alla missione si presenta come opportunità di condivisione, servizio, intercessione. La missione che Dio affida a ciascuno fa passare dall’io pauroso e chiuso all’io ritrovato e rinnovato dal dono di sé.
Già l’aver ricevuto gratuitamente la vita costituisce un implicito invito a entrare nella dinamica del dono di sé. La missione è risposta, libera e consapevole, alla chiamata di Dio. Ma possiamo percepirla solo quando viviamo un rapporto personale di amore con Gesù vivo nella sua Chiesa.
Chiediamoci: siamo pronti ad accogliere la presenza dello Spirito Santo nella nostra vita, ad ascoltare la chiamata alla missione? Siamo disposti ad essere inviati ovunque per testimoniare la nostra fede in Dio Padre misericordioso? Questa disponibilità interiore è molto importante per poter rispondere a Dio: “Eccomi, Signore, manda me”. E questo non in astratto, ma nell’oggi della Chiesa e della storia.
Capire che cosa Dio ci stia dicendo in questi tempi di pandemia diventa una sfida anche per la missione della Chiesa. La malattia, la sofferenza, la paura, l’isolamento ci interpellano. La povertà di chi muore solo, di chi è abbandonato a sé stesso, di chi perde il lavoro e il salario, di chi non ha casa e cibo ci interroga.
Obbligati alla distanza fisica e a rimanere a casa, siamo invitati a riscoprire che abbiamo bisogno delle relazioni sociali e anche della relazione comunitaria con Dio. Questa condizione dovrebbe renderci più attenti al nostro modo di relazionarci con gli altri. E la preghiera ci apre ai bisogni di amore, di dignità e di libertà dei nostri fratelli, come pure alla cura per tutto il creato.
L’impossibilità di riunirci come Chiesa per celebrare l’Eucaristia ci ha fatto condividere la condizione di tante comunità cristiane che non possono celebrare ogni domenica. Ancora una volta, è attesa da noi una risposta generosa e convinta: «Eccomi, manda me!» (Is 6,8).
La preghiera, la riflessione e l’aiuto materiale sono opportunità per partecipare attivamente alla missione di Gesù nella sua chiesa. La carità, espressa nella terza domenica di ottobre, ha lo scopo di sostenere il lavoro missionario svolto a mio nome dalle Pontificie Opere Missionarie, per andare incontro ai bisogni spirituali e materiali dei popoli e delle chiese in tutto il mondo per la salvezza di tutti.







