Laicato saveriano: Collaboratori e corresponsabili
Abbiamo partecipato per una breve testimonianza al corso di formazione per animatori missionari organizzato dal SUAM, sul tema: "Laici: da collaboratori a corresponsabili". Di fronte a una platea di addetti ai lavori, quasi tutti religiosi o religiose, missionari con tanti anni di missione, ci siamo sentiti a casa, tra amici. Erano con noi i nostri due angioletti, Miriam e Francesco che, stranamente, non hanno smontato la sala e sono rimasti quieti.
Abbiamo raccontato con il cuore qualcosa che per noi è veramente importante: il tema della corresponsabilità nella missione. Insieme per la stessa e unica missione: religiosi, religiose e laici, ciascuno con la propria dignità e scelta vocazionale, ma tutti accomunati dallo stesso desiderio di vivere e annunciare la missione.
Spesso i due aspetti si confondono e, nella confusione, rischia di confondersi anche il ruolo a cui sono chiamati i laici nella chiesa. Per fortuna l'etimologia delle parole ci aiuta. "Collaborare" deriva infatti da cum-laborare, ossia lavorare insieme; è pertanto un'attività che richiama il fare. "Corresponsabilità" deriva da responsabile, ossia capace di risposta; nel nostro caso, rispondere insieme (con) a una chiamata. Dunque è un'azione che richiama più l'essere, da cui ovviamente deriva poi anche un fare.
Parlando di queste cose, abbiamo ricordato che per noi, laici saveriani, corresponsabilità significa anche e soprattutto famiglia, come elemento centrale di una spiritualità che vede proprio nella dimensione comunitaria la forma più credibile di annuncio.
Abbiamo raccontato l'esperienza vissuta al "Tabor": la proposta di un percorso di discernimento, promossa dai saveriani e rivolta ai giovani, per un tempo di riflessione sulla propria vita, aperta a ogni tipo di vocazione cristiana, alla luce della fede e della missione. Per noi è stata una grazia. Ci ha dato la possibilità di sperimentare che oggi la sfida della corresponsabilità, non solo è possibile, ma è anche entusiasmante perché, più di ogni altra forma di annuncio, è capace di parlare con l'eloquenza della vita.
È un'esperienza di missione fatta insieme, mettendo ciascuno i propri carismi, per un aiuto reciproco...; in una parola, è "fare famiglia".
E annunciare che la missione è possibile proprio a partire da questo, perché in fondo - come ci ricorda Gesù - l'annuncio è proprio questo: "Da come vi amerete, sapranno che siete miei discepoli".








