Donne medico volontarie in Africa
Il tema della cooperazione internazionale e della lotta contro le povertà nel mondo è sempre stato molto sentito. L’Emilia Romagna ha avuto e ha nella sua storia recente donne medici e infermiere che sono missionarie volontarie in Africa. Le loro vite si sono intrecciate con i problemi delle popolazioni con le quali lavorano.
Adele Pignatelli: “Medico Missionaria”
La dottoressa Adele Pignatelli (nella foto sopra) aveva fondato nel 1954 l’associazione femminile “Medico Missionaria”. Non potendo partire per la missione a causa della guerra, fu medico a Imola e alla Verna. Per una rappresaglia contro i partigiani, i tedeschi fucilarono il padre, un fratello, ferirono la madre e bruciarono la casa. Adele offrì la sua vita per la pace e continuò la sua assistenza di medico anche per i soldati tedeschi.
Ho conosciuto le storie di alcune missionarie di questa associazione: la dottoressa Luisa Guidotti Mastrali della diocesi di Modena, l’infermiera professionale Caterina Savini della diocesi di Forlì - Bertinoro e la dottoressa Marilena Pesaresi della diocesi di Rimini.
Luisa Guidotti: martire in Zimbabwe
Luisa Guidotti Mistrali ha fondato in Zimbabwe un ospedale e lì ha svolto la sua attività fino al 1979, quando è stata vittima di una mitragliata. Era partita per l’allora Rhodesia nel 1967. Due anni dopo era stata assegnata all’ospedale All Souls di Mutoko. Luisa aveva cercato di curare la popolazione con l'istruzione sanitaria.
Nel 1976 era stata arrestata dalla polizia rhodesiana per aver curato un presunto guerrigliero ferito, rischiando la condanna a morte. Rilasciata in attesa del processo, era stata tenuta per due mesi in libertà provvisoria, lontano dall’ospedale rimasto senza medici, ma affidato alla consorella infermiera Caterina Savini.
Assolta, Luisa Guidotti aveva subito minacce ma non aveva abbandonato l'ospedale. Il 6 luglio 1979 stava accompagnando con l’ambulanza una donna all'ospedale di Nyadiri per un parto difficile. Fermata a un posto di blocco da soldati governativi a pochi chilometri dalla missione, era stata ferita da una mitragliata che le aveva reciso un'arteria femorale. Luisa Guidotti, è riportata in Italia e sepolta nel cimitero di Fabbrico, dove c’era la casa di famiglia della madre. Nel 1983 le è stato intitolato l'ospedale All Souls di Mutoko.
Caterina Savini: 50 anni di “fiori di Dio”
Caterina Savini di Rocca San Casciano (FC) da 50 anni è in Africa come missionaria laica e infermiera professionale. Caterina, 75 anni, ha dedicato la sua vita a lebbrosi, disabili e poveri dello Zimbabwe.
Qui ha fondato nel 2012 il centro “Il fiore di Dio”, dedicato a santa Bakhita, la schiava sudanese proclamata santa dalla chiesa.
Caterina si è specializzata nella cura della lebbra in Etiopia, dopo aver trascorso tre anni all’ospedale di Chirundu e altri undici nell’ospedale di All Souls.
Nel villaggio di Mutewma, ha fondato e diretto per venti anni un lebbrosario.
Qui ha studiato un progetto per reinserire nella famiglia e nella società le persone guarite dalla lebbra.
La riabilitazione dei malati consiste nel partecipare ai corsi di artigianato, alla fine dei quali i partecipanti ricevono gli strumenti per iniziare il lavoro e diventare autonomi: agricoltori, piccoli negozianti, sarti, calzolai, falegnami…
In occasione dei suoi cinquant’anni di missione è stato pubblicato il libro “I fiori di Dio”.
Marilena Pesaresi e un cuore grande
La dottoressa Marilena Pesaresi è partita nel 1963 per la sua prima missione Chirundu (Rhodesia del Sud), costruita per volere dell'arcivescovo di Milano, il cardinal Montini. Ha lavorato due anni all'Harare Hospital, insegnando agli studenti zimbabwani medicina, ostetricia e chirurgia. Si è trasferita nell'ospedale di Mutoko e poi in un ospedale che assiste anche il lebbrosario di Mutemwa.
La terza missione è stata quella di Sichili, nel sud dello Zambia, una zona nella boscaglia molto lontana dalla città. Qui ha vissuto per dieci anni, contribuendo ad attrezzare progressivamente l'ospedale e realizzando anche una sala operatoria.
Dopo questa lunga esperienza, la dottoressa si è trasferita nel nord, a Ndola, nella zona delle miniere di rame (Copperbelt). Qui, la popolazione soffre la povertà, in contrasto con la ricchezza di pochi. Oggi la sua missione è ancora a Mutoko, in Zimbabwe.
La dottoressa Pesaresi ha ristrutturato il complesso ospedaliero, dotandolo di maternità, casa per infermiere, reparto uomini, reparto malati di Aids. In pochi anni il volto dell'ospedale si è rinnovato e il personale ha acquistato nuove professionalità. Nel 1989 è iniziata anche la scuola per infermieri professionali.
La dottoressa Pesaresi gode di grande stima. In Zambia è chiamata "la donna dal cuore grande"; in Zimbabwe le è stato dato il titolo "il leone che sa”. Ha mantenuto un vivo rapporto con la sua diocesi di Rimini, attraverso l’iniziativa "Operazione cuore", in collaborazione con il fratello cardiologo. Da una decina di anni porta in Italia i malati di cuore, che vengono operati in ospedali specializzati di Milano, Ancona e Roma.






