Dalla Culla all’amplesso del Legno
Da Betlemme al Calvario
Re ignudo, cinto il diadema
aguzzo di spine, tra cielo e terra.
Germoglio di cristallo virginale
blandito in grembo, nutrito di carne
di sangue, l'eterno, incontenibile
- la reggia col calore di una stalla -
respira appena e già la truce infamia
trama di soffocarlo e sia finita.
Sotto una scorta d'ali nelle tenebre
assapora l'amaro dell'esilio
un desco prodigioso al fin l'accoglie:
sapienza e grazia, trent'anni silenti.
Tenerissimo sguardo di una madre
e l'avvio duro sul banco del fabbro
poi una voce che grida nel deserto;
solo tre anni per creare un regno.
L'incubo incalza: l'ora del Getsemani;
colto è da infarto, supplice, ribelle
nei timpani il boato della folla:
"a morte, crocifiggi il maledetto!".
Sotto i flagelli rivoli di sangue,
le carni formano piaghe a brandelli,
la corona incastrata nelle tempie,
una tragedia il volto: "Ecce homo!".
Oberate le spalle, strattonato
sull'infame tragitto del supplizio
delira, barcolla, rovina al suolo.
"Donne di Sion, su di voi piangete".
Con rabbia gli strappano la tunica:
spettacolo a ludibrio della gente,
martellano spietati i chiodi ai polsi
alle caviglie, lo drizzano e piomba
d'un sol colpo nel foro già scavato.
Oh febbre violenta dei crocifissi
arsura d'agonia e il Cielo è muto!
"Padre, perdona loro che non sanno".
"Cristo di Dio, scendi dalla croce".
Si acceca il sole, è gelo sulla terra
un urlo straziante: "Consummatum est"!
Sciolto lo Spirito, trapassa l'etere.
Si trasfigura la culla di Betlemme:
le braccia di Maria sono un patibolo
dov'è scannato l'innocente agnello.
Delirante Natale: siamo salvi!








