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Ha riscosso un grande successo la 16ª edizione della mostra didattica interculturale dedicata alla Cina, allestita dai saveriani di Brescia e chiusa il 4 marzo. Il nuovo percorso grafico e didattico è stato apprezzato da scuole e visitatori, anche per la novità, introdotta quest’anno, di “raccontare” un po’ della storia cinese e di presentarne le religioni. Oltre a questo, la tradizionale esposizione di oggetti nelle bacheche e aspetti di vita descritti nei pannelli tematici.

Come ha detto p. Fabrizio Tosolini il giorno dell’inaugurazione, parlare della Cina rappresenta un atto di coraggio e in questo c’è sempre un pizzico di incoscienza. Infatti, la Cina è più grande dell’Europa, come potevamo farla conoscere nei pochi metri quadrati di una sala? È stato sicuramente un inizio, un invito ad approfondire, una prima scoperta di un mondo affascinante. Non vuole saziare, ma suscitare l’appetito.
Cosa spinge a raccogliere, che significato ha collezionare oggetti d’arte, preziosi o culturalmente importanti? Tra i vari significati possibili, c’è sicuramente l’affermazione, la celebrazione della propria potenza. Così, per secoli, innumerevoli opere hanno preso la via dell’Europa. Scoprire significava ricondurre al proprio mondo culturale luoghi, persone, cose ancora sconosciute.

Questa mostra si è posta in controtendenza. Mentre in Italia si ha paura dei cinesi, abbiamo tentato di conoscere, scoprire, ammirare. La mostra invitava ad accogliersi, a imparare reciprocamente, a donarsi, non solo ad ammirare dall’esterno o a invidiare, quanto piuttosto a creare quella vita relazionale che si esprimerà in forme nuove ed entusiasmanti, continuamente vive.
Nel progettare l’allestimento e individuarne il percorso didattico, avevamo due alternative: esporre manufatti artistici cinesi (come la mostra precedente), o tentare di “raccontare la Cina”. Gli oggetti a disposizione, in numero limitato e non tutti di grande valore artistico (quasi tutti risalgono alla prima metà del secolo scorso) ci convinsero che avremmo dovuto orientarci sulla seconda soluzione.

Ma raccontare una nazione enorme e con una storia significativa (più di 4000 anni) è stata impresa ardua. La scelta degli argomenti da illustrare e quelli da ignorare, specie se relativi ai millenni precedenti, è ampiamente arbitraria. La mostra prevedeva all’esterno un percorso “folcloristico”: la porta circolare di accesso, il pannello rappresentante la Grande Muraglia, i draghi, il palazzo imperiale della città proibita.
All’interno della prima sala la carta della Cina mostrava il territorio prevalentemente montuoso con, a fianco, le specie animali più rappresentative di quel grande territorio. Poi, iniziava il “racconto” vero e proprio.

bs mostra Cina 20185Dodici pannelli su sfondo blu descrivevano in modo sintetico fatti e personaggi della Cina imperiale. Cinque pannelli su sfondo rosso sintetizzavano la Cina repubblicana fino ai tempi attuali. Dall’altro lato della sala, cinque grandi pannelli tematici stimolavano la curiosità del visitatore: ceramica, cibo, invenzioni, città e campagna, persone nella grande varietà di costumi, tradizionali e moderni. Non poteva mancare una selezione di reperti disponibili, vasi, oggetti per scrittura, miniature per bambini, alcune pregevoli giade e altre statuette. In posizione di rilievo, una statuetta dorata del Buddha e un bruciaprofumi in bronzo.

Nella seconda sala, quella più piccola, abbiamo richiamato l’attenzione sulle filosofie e religioni che dal passato permangono tuttora in Cina. Nella parete opposta, 15 “storielle” edificanti hanno raccontato l’insegnamento di Confucio ai ragazzi per educarli allo studio e al rispetto. Il visitatore, dopo questa panoramica di fatti, personaggi, oggetti ha colto il messaggio didattico: la Cina è grande, antica, proiettata al futuro. In ogni epoca, la sua cultura ha prodotto pensiero filosofico, invenzioni tecniche, pregevoli opere d’arte, leggi di notevole importanza.

Ci auguriamo che tutto ciò possa suscitare desiderio di approfondimento e curiosità da appagare, esplorare e ampliare. Se almeno una parte dei visitatori sarà uscita dalla mostra con la voglia di saperne di più, potremo dire di avere raggiunto il nostro scopo. La mostra offriva anche un laboratorio per conoscere come sono costruiti gli ideogrammi della scrittura cinese, tenuto dalla professoressa di madre lingua Liu Bin. Il suo atteggiamento verso i ragazzi ha rappresentato una vera lezione di vita, molto apprezzata da tutte le classi. Brava Liu Bin, sei stata grande! La calligrafia cinese non è solo un mezzo di comunicazione, ma è considerata un campo di espressione artistica in senso ampio.

Ringraziamo, infine, i ragazzi del liceo scientifico “Canossa Campus” di Brescia che ci hanno aiutato con entusiasmo nell’ambito del progetto di alternanza scuola/lavoro.



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