Con gli anziani e gli sportivi
Durante la settimana di "missione" a Passatempo, i missionari hanno incontrato anche i più anziani e i più giovani. Gli anziani, nelle loro case e nelle strade; i ragazzi e le ragazze nelle associazioni sportive.
"Basta volersi bene..."
È bello vedere come gli anziani si affezionino alle persone, soprattutto ai giovani. Hanno considerato i tre missionari - p. Enzo, p. Carlos e Serge - come loro figli o nipoti. Incontrandoli per strada li fermavano per salutarli, per essere aggiornati sull'andamento della missione e per fare due chiacchiere. "L'importante è volersi bene! Solo così si può vivere!", queste le parole ricorrenti nei loro discorsi. Sembrano parole di altri tempi ormai lontani, quando al primo posto c'era la carità.
Molti anziani, che hanno vissuto la povertà ai tempi della guerra, raccontano che allora mancava tutto, fuorché l'amore della famiglia e dei paesani, fondamentale per superare tanti dolori. Questi anziani sono "ricchi nello spirito", coscienti che senza amore è impossibile riuscire a vivere, a sentirsi compresi e accettati per quello che siamo, cioè persone con pregi da apprezzare e difetti da smussare.
Ruolo formativo prezioso
Alle associazioni sportive i genitori affidano i propri figli per renderli più sani e forti. Ma lo sport non è solo un allenamento fisico; è anche un momento educativo. Lo sport ha regole da rispettare e un'etica da imparare. Quello che viene trasmesso dalle associazioni sportive è un mondo di valori che sono profondamente umani e cristiani: rispettare compagni e avversari, non barare, non offendere, cercare di vincere e saper perdere... Ecco il prezioso ruolo formativo che hanno.
Padre Enzo ha incontrato i ragazzi delle associazioni sportive di Passatempo parlando loro di un grande "corridore": san Paolo. In una sua lettera, scriveva: "Non ho raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch'io sono stato conquistato da Cristo. Dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù" (Filippesi, 3,12-14).
Qual è la nostra mèta?
Nella vita e nello sport è importante porsi un traguardo da raggiungere, che indirizzi i nostri sforzi e i nostri pensieri. Senza mèta vagheremmo disorientati e non concluderemmo niente, perché non ci siamo posti un obiettivo davanti a noi.
La nostra mèta è crescere e vivere bene, nella società e nella chiesa. Per raggiungere questa mèta, è bello farci guidare dal vangelo di Gesù. Solo in questo modo, infatti, riusciamo a dare un senso profondo alla nostra vita, che altrimenti rimarrebbe una somma di esperienze vissute e concluse, anziché essere passi verso qualcosa di più grande.
La missione va avanti!
Grazie a don Claudio Marinelli, parroco di Passatempo, la settimana dedicata alla missione ha avuto buona partecipazione. Con l'aiuto dei volontari, che hanno accompagnato i nostri amici saveriani, è stato possibile incontrare tutti. Lo scopo di questa bella esperienza era di riportare al centro della vita il vangelo, tramite la testimonianza dei missionari saveriani. Spesso quando le iniziative terminano, anche l'entusiasmo viene meno e tutto ritorna quasi come prima. Ma a Passatempo questo non è avvenuto.
La missione proseguirà grazie a cinque gruppi di famiglie che si sono impegnate a portare avanti, ciascuno nel proprio gruppo, la missione come "stile di vita". Si incontreranno settimanalmente innanzitutto per approfondire la loro conoscenza reciproca. Dalla conoscenza scaturisce la fiducia che permetterà loro di parlare e riflettere sulle difficoltà quotidiane, sulle esperienze positive che vivono, così da proporre uno stile di vita missionario.
Questo è davvero un bel modo per realizzare la missione nel luogo in cui viviamo. Missionari siamo tutti.
Ciascuno di noi infatti è "mandato" da Dio a farlo conoscere tramite la testimonianza del nostro stile di vita.








