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Come vivere la pluralità, "...cresciuto tra buddhisti e musulmani"

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Sono nato a Semarang, capoluogo di Giava Centrale. Da piccolo, ho ricevuto un'educazione cristiana semplice, insieme a due sorelle e un fratello. Sono indonesiano di origine cinese, già alla quarta generazione. Evidentemente, della Cina non conosco né il paese né la lingua.

I miei genitori sono convertiti alla fede cristiana dal cosiddetto buddhismo - confucianesimo, la religione tradizionale degli antenati di famiglia.

Un missionario per nonno

Mia mamma è diventata cattolica poco prima di iniziare la scuola media. Aveva poi lasciato la casa grande ed era entrata nella scuola magistrale gestita dalle missionarie francescane al centro di Giava. Quanto a mio padre, era stato alunno della scuola universitaria gestita dai missionari olandesi, che sorgeva di fronte alla scuola delle francescane, dove mia madre studiava e viveva. È in quegli anni che si sono conosciuti e poi sposati.

Mio padre era stato abbandonato dai genitori. Perciò fratel Vitus Degger - un missionario olandese alto, biondo e forte - lo prese con sé al collegio universitario. Non avendo conosciuto i nonni paterni, io ho sempre considerato fratel Vitus come mio "nonno", fino alla sua morte avvenuta nel 2001.

Dopo la morte inaspettata di mio padre quando avevo appena 12 anni, la mamma mi ha mandato alla casa grande della sua famiglia perché potessi continuare gli studi. Mi sono perciò trasferito a Muntilan, il paese del nonno materno nella regione centrale di Giava.

La città di tre religioni

Muntilan è una cittadina molto importante per i cattolici, perché il gesuita padre Van Lith, vi ha costruito un centro per la formazione dei primi catechisti giavanesi. Muntilan è importante anche per i musulmani, perché ospita fino ad oggi la grande scuola coranica Pabelan. È importante soprattutto per i buddhisti, a motivo del grande tempio Borobudur che sorge lì vicino. Insomma, è una città inter-religiosa.

Il nonno materno è stato buddhista fino alla morte, avvenuta nel 1987, ed era insegnante di buddhismo, sul tipo dei nostri catechisti. Io ricordo bene quando lui di sera faceva meditazione in una stanza dove c'era la statuetta di Buddha, insieme a molte altre immagini, con il profumo d'incenso. In quella stanza il nonno ospitava anche i monaci che venivano per la festa annuale, prima che fosse costruito il monastero a Mendhut, annesso al tempio Borobudur.

Il nonno non era d'accordo...

In questo clima religioso di Muntilan ho vissuto con serenità per due anni, prima di entrare in seminario. Per me è stata un'esperienza particolare. La mia vocazione è maturata in quell'ambiente: lì sono diventato chierichetto; ho servito assiduamente la Messa e ho deciso di entrare in seminario.

Il nonno non era d'accordo con la mia decisione, non tanto per la mia fede cattolica, quanto piuttosto per il fatto che io, come primo maschio di una famiglia cinese, avrei dovuto dare continuità al nome della famiglia. Ma forse, se io fossi stato buddhista e avessi manifestato l'intenzione di farmi monaco, lui avrebbe accettato. Ricordo con piacere che alcuni suoi amici buddhisti sono venuti alla mia prima Messa.

Pellegrino tra pellegrini

Dopo la morte del nonno, molti miei parenti sono diventati cattolici. Ma a me fa sempre piacere conversare con qualche zio che ha conservato la religione tradizionale e ho mantenuto i contatti con i monaci buddhisti.

Uno di questi, molto amico del nonno, è diventato presidente dell'associazione buddhista Theravada dell'Indonesia. Gli ho regalato il mio libro sul dialogo, che avevo scritto dopo una mia esperienza tra gli operai musulmani alla periferia di Giakarta. In seguito, il monaco mi ha invitato a parlare del dialogo ai giovani universitari buddhisti che stavano facendo l'esperienza temporanea in monastero.

Anche alcuni musulmani mi hanno invitato a discutere con loro. Apprezzavano che io avessi fatto una proposta di dialogo con i musulmani in contesto indonesiano. Poi i superiori hanno voluto che venissi a Roma, per continuare gli studi in Sacra Scrittura.



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