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Nella lettera ai Romani (8,35-37), S. Paolo scrive: “Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati”.

Per il signor Murai queste erano parole di speranza. “Voglio vivere giorno dopo giorno, affidandomi al Signore. Anche se il mio corpo è ridotto in questa situazione, c’è qualcosa che posso fare. E quello lo farò con tutte le mie forze”. Egli poteva muovere solo le mani e in tale situazione torna a casa, assistito da sua madre. Dopo la morte di quest’ultima, è la sorella minore a prendersi cura di lui. Non si lascia prendere dalla disperazione. Tutto ciò che poteva fare, lo fa senza risparmiarsi. Comincia la lettura della vita dei santi e di tutto ciò che riguardava il cristianesimo. Quelle letture sono il nutrimento che lo porta a superare tutte le prove della vita. Nel 1981, quando Madre Teresa di Calcutta arriva in Giappone, è affascinato dalle sue parole e dal suo stile di vita. Per lui, Madre Teresa incarnava esattamente quanto dice la prima lettera di Giovanni 4,20: “Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede”. Murai decide di dedicare tutte le forze che gli rimanevano per amare il prossimo come sé stesso.

Egli era costretto a letto ma, se gli si poneva un sostegno dietro la schiena, poteva sedersi e così riusciva anche a scrivere e riparare, con una certa abilità, oggetti elettrici e domestici. La sorella era sposata, ma il marito muore di malattia lasciandola con la figlia Erico di soli 8 mesi. Da allora in poi, il signor Murai diventa un padre per la nipote Erico. Quando questa comincia a frequentare la scuola, lui acquista gli stessi testi scolastici e, da solo, se li studiava, per poi aiutarla nell’apprendimento e nei compiti a casa. Quando c’era la gara di scrittura, le faceva far pratica, seduta di fianco al letto, e poi le faceva esporre i fogli scritti, tutto attorno alla stanza, lodandola e incoraggiandola sempre. Per la gara scolastica di soroban (calcolatrice manuale giapponese) le misurava il tempo di risposta con il cronometro. Le acquista un pianoforte per farla proseguire nello studio della musica e continua ad aiutarla fino all’università.

La nipote, una volta sposatasi, ha tre figli. Murai ne gioisce più di qualsiasi altro e li tratta sempre come suoi nipoti. Li prendeva in consegna e li accudiva per tutto il tempo che la mamma era al lavoro. Certo la casa del “nonno” Murai era sempre allegramente rumorosa, ma a lui non dava assolutamente fastidio la vivacità dei nipotini. Li stava ad ascoltare con pazienza e li incoraggiava e aiutava come aveva fatto prima con la loro mamma. E così la sua stanza era di nuovo decorata con i fogli di bella grafia, con i premi dei concorsi scolastici e con le foto di famiglia.



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