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Erano quasi 500 i cittadini maceratesi e gli immigrati che hanno partecipato, domenica 18 gennaio, alla “festa del migrante e del rifugiato” presso i salesiani di Macerata. È stata una giornata di conoscenza e integrazione, iniziata con un’interessante tavola rotonda. A seguire, c’è stato il pranzo con le prelibatezze dei vari paesi, musica, folclore e la Messa celebrata dal vescovo mons. Nazareno Marconi.

L’auspicio è che questo possa essere un nuovo inizio, per un cammino insieme verso l'integrazione e una pacifica e fraterna convivenza. All’iniziativa hanno contribuito anche i saveriani di Ancona, con p. Alberto Panichella.

Conoscersi meglio

Ecco alcune delle esigenze e convinzioni che sono state espresse durante la tavola rotonda. Gli immigrati, provenienti da varie nazioni del mondo, auspicano la creazione di una società multietnica, in cui le differenze siano viste come ricchezza verso l’unità, in cui i preconcetti e i pregiudizi reciproci possano crollare.

Essi chiedono di poter essere meglio conosciuti e di conoscere meglio gli italiani, di creare ricchezza dalle nostre rispettive diversità. I pregiudizi nascono dall’ignoranza.

Ciò che si ignora, spaventa. È un percorso da creare e costruire insieme. Una festa annuale, pur bella, non darà frutti se ognuno poi torna a casa chiudendo la propria porta, e non partecipa attivamente a creare una società più accogliente e fraterna.

Una vita dignitosa

I problemi che gli immigrati affrontano quotidianamente sono spesso legati alle lentezze burocratiche, che rendono difficile ottenere i permessi necessari. Con un permesso di soli sei mesi è impossibile lavorare. E lavorare onestamente è un diritto di ogni essere umano. Riuscire a dare sostentamento a se stessi e alla propria famiglia è una richiesta lecita.

Provvedere a vitto e alloggio è già un grande aiuto, ma è solo garantendo una vita dignitosa che si crea la speranza di una prospettiva futura. Anche tra gli immigrati ci sono dei trasgressori, ma non possiamo generalizzare, perché purtroppo… le pecore nere sono dovunque.

Fieri della cultura del paese di provenienza, gli immigrati chiedono che sia loro data l’opportunità di esprimere questa cultura, di farla conoscere e di metterla a disposizione di tutti, mentre cercano di conoscere e apprezzare la cultura del popolo italiano, in mezzo al quale vivono.

Perché non lavorare insieme affinché l’Italia diventi un giardino di popoli, dentro a un’umanità riconciliata?



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