Chiesa universale a Soresina
Un momento di preghiera per i missionari cremonesi s’è tenuto anche presso la chiesa del monastero della Visitazione di Soresina. La celebrazione è stata presieduta da don Umberto Zanaboni, direttore dell’Ufficio missionario diocesano, affiancato da don Andrea Bastoni, parroco di Soresina. L’animazione liturgica è stata sostenuta anche in questo caso dai canti gioiosi (in più lingue) del coro africano della comunità Madre del Divino Amore.
Don Umberto s’è detto colpito dal silenzio della clausura e della sua incessante preghiera di intercessione e allo stesso tempo dall’allegria e dalla forza dei canti del coro africano. Le due cose non sono in contrasto: è l’immagine dello Spirito Santo che si manifesta nel rumore di un vento silenzioso o nel terremoto della Pentecoste. Don Umberto ha citato papa Leone che lo scorso 5 ottobre ha definito i migranti “missionari di Speranza”.
Cosa significa essere missionari? Per anni si è pensato che fossero quelli che partono per altre terre, ma ora abbiamo capito che la missione è il cuore del cristianesimo. Chi ha incontrato nel Vangelo la proposta meravigliosa di Gesù deve andare ad annunciarlo agli altri con coraggio, perché non siamo soli e Gesù è con noi. Non possiamo tenere per noi questa esperienza e questa è la Speranza. La Fede si trasmette “per attrazione”… diceva papa Francesco.
Rivolgendosi alle monache, don Umberto spiega che l’incontro con Gesù è alimentato proprio dalla preghiera e dalla spiritualità che danno una grande ricarica. Come ha scritto il certosino cremonese p. Bruno, c’è bisogno di silenzio, contemplazione e verità. Non bisogna però rinchiuderci tra noi, nelle nostre parrocchie, nei nostri gruppi: cerchiamo il tempo del silenzio per nutrire il cuore, ma poi spalanchiamo le porte per aprirci agli altri.
Papa Leone, in occasione della Giornata del Migrante, ha affermato che i cattolici dell’altra parte del mondo diventano missionari di Speranza nei Paesi che li accolgono. Il Cristianesimo non è solo una religione di riti, abitudini, tradizioni, ma un fuoco vivo di missione che portiamo nel cuore: è la gioia del Vangelo che aumenta nella condivisione e nella Chiesa in uscita.
La serata è terminata con i canti, le danze ivoriane e l’incontro festoso delle monache della visitazione, tutti consapevoli di aver condiviso una vera esperienza di “Chiesa universale”.







