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Correva il 1959, p. Gianni Pedrotti e p. Renzo Bon avevano deciso di andare a Timau per informarsi presso il parroco se ci fossero ragazzi che frequentavano assiduamente il catechismo. Il parroco senza pensarci troppo spiega che un ragazzo in una frazione vicina diceva che da grande voleva andare in Africa.

Detto fatto, i due missionari contattano il ragazzo mentre era al pascolo con la sua mucca. Senza troppi convenevoli p. Pedrotti gli chiede cosa voleva fare nel suo futuro. Il ragazzo risponde che gli piaceva solo andare in Africa. E quando i due desiderano parlare con i genitori, lui risponde che la mamma era morta alcuni mesi prima ed il padre era al lavoro a Cedarchis come grande invalido, avendo perso in Africa Orientale una gamba e in Albania un occhio. Infatti, il ragazzo veniva identificato come “figlio di Antonio lo zoppo ed orbo”. Nel frattempo passa di lì anche la sorella del ragazzo con un fascio di fieno. Le chiedono se il fratello avrebbe potuto entrare dai Saveriani di Udine per studiare e valutare la vocazione missionaria. La sorella dice che avrebbe portato senza indugi il fratello a Udine a frequentare la prima media, precisando però da subito che era molto vivace e bisognoso di regole.
A settembre il ragazzo era a Udine in via Monte San Michele ed in dotazione aveva solo una piccola valigia.

Frequenta le scuole medie con profitto. Come premio gli è concesso da p. Remigio Piacere di andare “oltre la roggia”, per dare una mano al contadino che accudiva conigli e galline. Quel ragazzo non riusciva a legare con gli altri compagni anche perché, fin da piccolo (7 anni), aveva già fatto il pastore di capre in un alpeggio, ottenendo come retribuzione una forma di formaggio. Va da sé che dormiva vestito sul letto di paglia e non si lavava per due mesi. Abituato ai grandi spazi non sopportava le file ed i rapporti con i compagni tanto che i Superiori gli avevano dato l'incarico di infermiere e sacrestano in modo da tenerlo libero. A quel ragazzo però mancavano la mamma e una famiglia. La sera entrava in crisi e allora si isolava e piangeva a dirotto tanto che i compagni lo riferivano ai prefetti Ciroi e De Cilia. Lo chiamavano “il Carnico che piange”.

Essendo povero quanto basta, gli pesava far lavare i panni a pagamento dalle suore e quando faceva la doccia si lavava tenendo addosso la maglietta, le mutande e le calze che poi metteva ad asciugare sotto il letto.
Nello sport, calcio e pattinaggio non aveva rivali. Terminate le scuole medie si sposta nell'istituto di Zelarino dove rettore era p. Lucino Piacere (fratello del Rettore di Udine) che gli concedeva ampi spazi in teatro e in sacrestia. Senza alcuna disponibilità economica (nel frattempo era morto anche il padre), una famiglia di benefattori di Mestre lo ‘adotta’ vestendolo da capo a piedi. 

Nel 1967, eccolo all'istituto di Nizza Monferrato dove prende i voti religiosi e poi a Tavernerio (CO), dove inizia il nuovo corso di Istituto Magistrale. Dopo due anni, si trasferisce a Varese dove conclude le scuole magistrali. Ma ben presto si accorge di non essere portato per essere maestro, né missionario. Dovendo fare il militare, sceglie il carabiniere effettivo e va a Roma. Assegnato alla polizia giudiziaria di Verbania, a contatto diretto con i magistrati, abbandona la facoltà di Psicologia del Sacro Cuore di Milano per iscriversi a Giurisprudenza. Laureatosi, supera tanti concorsi con successo. È stato anche capostazione a Milano per un giorno, realizzando così il suo sogno da bambino. 

Diventa avvocato e nel 1981, dopo un lungo fidanzamento, si sposa con Stefania. Hanno due figlie: Martha nel 1985 e Lidia Maria nel 1987. Nel 1985 inizia la carriera di avvocato presso il tribunale di Varese dove esercita tutt'ora da ben 40 anni. Pur essendo in pensione, esercita ancora la professione di avvocato insieme alla figlia Lidia. Riesce anche a prendere il brevetto di elicotterista.

Come è possibile che un pastore di capre possa essere arrivato a fare così tanto? La risposta è semplice. Quel ragazzo era dotato di una grande volontà ed è stato modellato negli Istituti dei Saveriani. 
Quel ragazzo sono io! Gli esempi dei miei Superiori Saveriani e dei miei insegnanti (p. Cruder e p. Ferro) sono stati prodromici di tutte le mie scelte di vita e lavorative. Spero siano orgogliosi del loro Apostolino! Mandi.



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