Chi ha difficoltà a risalire, Un giovane pescatore e...
Martedì 17 settembre, prima dell'alba, la super nave di crociera Costa Concordia è stata riportata a galla sul suo asse naturale. Un'operazione durata diciannove ore (dalle 9 di lunedì alle 4 del giorno seguente), con un costo stimato ad almeno 600 milioni di euro.
Un'operazione studiata e progettata a lungo, nei minimi particolari, portata al successo con l'impiego di mezzi sofisticati, pilotata da undici "uomini d'oro" e una squadra di oltre 500 persone, ben sincronizzate, ognuna con la propria competenza.
Un evento di successo senza precedenti. Giustamente se n'è parlato per giorni su tutti i giornali e le televisioni: ci hanno descritto tutti i dettagli e le persone, i rischi e le fatiche; ci hanno fatto vedere immagini e filmati davvero sensazionali.
Qualcuno ha commentato che l'operazione riuscita dovrebbe diventare l'icona della nostra nazione, sotto molti aspetti "incagliata e inclinata", da far riemergere e riportare in verticale, da rimettere a galla e far navigare di nuovo su rotte che ci riportino verso la salvezza...
Nessuna attenzione, invece, ha meritato un altro incidente finito male, malissimo. Il tragico evento mi è stato segnalato da un confratello amico. Il 2 settembre hanno portato al cimitero Claudio, un giovane palermitano di appena vent'anni. Due giorni prima Claudio era morto per annegamento, davanti la spiaggia di Scopello, mentre pescava. Il giovane non aveva un lavoro. Utilizzando le sue doti di "sub", andava a pescare e rivendeva il pesce con il papà, per sbarcare il lunario.
Mentre pescava, Claudio è rimasto impigliato a quindici metri di profondità tra due scogli, e non ce l'ha fatta a risalire, a tornare a galla. Nessuno ne ha parlato, come se fosse una storiella di vita ordinaria, che non merita l'attenzione dei media, della gente e ancor meno delle autorità responsabili ai vari livelli...
Sono tante le persone che come Claudio - oggi ancor più e in ogni parte del mondo - non ce la fanno a disimpigliarsi e a risalire, a riprendere fiato e aprire gli occhi al futuro, con fiducia e speranza. Sono adulti e giovani, sono uomini e donne, sono genitori e figli: gente che vive in questa nazione, capace di raddrizzare una nave di 290 metri, pesantissima, ma incapace di offrire un minimo di sicurezza a chi cerca in tutti i modi di sopravvivere con dignità. Canterebbe Guccini: "Quante cose più importanti hanno da fare!".
Possiamo imparare la "preghiera per la lotta", sull'esempio di papa Francesco: "Signore, a te non è mancato il lavoro: hai fatto il falegname ed eri felice. A noi manca il lavoro: sistemi ingiusti vogliono rubarci dignità e speranza. Signore, non ci lasciare soli. Aiutaci ad aiutarci fra noi, a dimenticare un po' l'egoismo e sentirci nel cuore un popolo che vuole andare avanti. Signore Gesù, dacci lavoro e insegnaci a lottare per il lavoro. Amen".








