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Da quando son tornato a Benakuma, dopo una lunga convalescenza in Italia per una strana infezione alle gambe, ho potuto riprendere la mia attività in pieno, sebbene con qualche remora. La parrocchia è molto vasta, circa 100 Km di diametro e raggiungibile per strada solo in parte. Questa situazione geografica è sempre stata uno dei maggiori problemi nel mio lavoro, lo è ancora, e credo che durerà così per vari anni. La parrocchia è stata riorganizzata anche con la venuta di un sacerdote camerunese, molto più giovane di me e molto zelante. Il programma pastorale è stato rinnovato secondo le linee e lo spirito del Giubileo 2000 e del nuovo millennio che stiamo iniziando, cercando anche qui in Africa, in un angolo sperduto e tagliato fuori in mezzo alla foresta, di adeguarci al cambiamento dei tempi.

Ci sforziamo che la comunità cristiana possa assorbire almeno in parte alcuni dei valori essenziali del Vangelo, a cominciare da un vero senso di giustizia, che può risolvere anche tanti dei problemi locali.

Una novità di questi ultimi mesi è stata l’apertura ufficiale della scuola con l’approvazione dello Stato. L’interesse della missione per la scuola non è una cosa recente. Dai primi anni del mio arrivo (siamo ormai al quindicesimo) abbiamo cercato di dar vita a piccole scuole di villaggio, soprattutto in quei luoghi che da sempre non si erano mai incontrati con l’alfabetizzazione. Alcune località erano così sperdute da sembrare che anche Dio le avesse dimenticate. Ma non era proprio così. Recentemente il Governo, che per vari anni non aveva di buon occhio l’azione della Chiesa nel campo educativo, sembra aver cambiato opinione, favorendo ora quello che prima ostacolava.

Così anche a Benakuma, che si sta ingrandendo sempre di più, abbiamo iniziato l’anno scolastico con una nuova scuola elementare, con due classi per il momento, e con tanto di autorizzazione statale. Bisogna affrettarsi a buttar su qualche muro per il nuovo anno. Ho già fatto fare sei mila blocchi di cemento. Me ne occorrono più del doppio. Ora la gente sta portando pietre e sabbia. Finora non ho fondi per la scuola. Sto facendo qualche prestito in attesa della Divina Provvidenza. La cosa più importante e piacevole è che l’apertura della nostra scuola era attesa dalla popolazione di ogni denominazione religiosa, da lungo tempo, ed è stata accettata con soddisfazione.

Come effetto ciliegia, altri villaggi chiedono l’apertura di scuolette. Però, ci accorgiamo che non possiamo mettere molta carne al fuoco, ed allora bisogna aspettare fino al prossimo anno.

Un’altra attività visibile della parrocchia, e che già ci impegna da qualche anno, è la costruzione della chiesa parrocchiale. Per le nostre riunioni di preghiera usiamo ancora la vecchia e piccola cappella di 30 anni fa, troppo piccola e non più adatta. I lavori non vanno in fretta, e ciò è dovuto a vari motivi, soprattutto al fatto che il lavoro è opera manuale senza presenza di macchine. Il nostro desiderio è di poter metterci il tetto quest’anno, con la grazia di Dio.



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