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C'era una volta: Idee chiare fin da bambino

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Tutti lo chiamavano "Neno", ma il suo nome di battesimo è "Nazzareno". Nelle Marche, come in altre regioni d'Italia, si usa accorciare i nomi, anche per renderli più... simpatici e affettuosi!

La famiglia "Bramati" è una grande famiglia a Poggio San Marcello, un piccolo paese sulle colline non lontano dalla cittadina di Jesi, raggiungibile per ferrovia sulla linea Ancona - Roma (stazione di Castelplanio) o sulla superstrada Jesi - Roma (uscita Moie).

A Poggio si viveva una vita semplice e faticosa, coltivando le pendici dei colli con grano e viti, ortaggi e frutta, e i prati per le mucche. Si conoscevano tutti e si trovavano, specialmente la domenica, sulla bella piazza al centro del paese, dopo la Messa nella chiesa dedicata a San Nicolò di Bari, o al santuario della Madonna del Soccorso, che apparteneva alla famiglia Bramati.

Qui è ambientata la storia del nostro piccolo "Neno", illustrata dalla nipote Marina.

I saveriani giungono a Poggio San Marcello il 15 settembre 1925. Mons. Costantino Bramati, lontano parente di "Neno", aveva donato una casa e la chiesa "Madonna del Soccorso" al beato Guido Conforti, fondatore dei saveriani che cercava nuovi spazi per gli "apostolini". Egli stesso inaugurò la "casa apostolica", così chiamata perché è il luogo dove vengono formati i nuovi apostoli del vangelo. Papà Luigi e mamma Maria, genitori di p. Nazzareno, hanno incontrato e conosciuto personalmente il beato Conforti.

La casa di Poggio rimase attiva per oltre 30 anni, fino al 1957, quando i saveriani si sono trasferiti nella città di Ancona. Ma la gente è sempre rimasta molto legata ai saveriani, e i saveriani alla gente simpatica e generosa di questo bel borgo marchigiano.

Preparare un giovane missionario richiede molti anni di studio e di lavoro. In tutto, dalle elementari al sacerdozio, occorrono almeno venti anni. Oltre allo studio, c'è anche un intenso lavoro spirituale da fare, per correggere i difetti, migliorare le virtù, praticare il vangelo e scoprire le mosse di Gesù per seguirlo con fedeltà e tanto amore.

Poi arriva l'ora di partire per la missione. Sono i superiori che decidono dove mandare i missionari, dopo aver parlato con loro e cercando di rispettare le loro preferenze. Ogni missionario sente un qualcosa dentro di sé, che lo orienta verso l'Africa o l'Asia o l'America latina, prova una simpatia verso un popolo e la sua cultura... Anche questi sono segni che accompagnano la vocazione missionaria e aiutano a svolgere bene la missione evangelica.



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