Burundi: non moschee, ma chiese
Dal 1995 lavoro nella parrocchia "Beato Conforti" a Kamenge di Bujumbura, capitale del Burundi. Sono assieme ai confratelli saveriani p. Mario Pulcini, p. Sergio Marchetto e p. Bepi De Cillia; c'era anche p. Lino Maggioni, ma è dovuto tornare in Italia, vittima di un incidente.
Desidero farvi partecipi di una situazione dolorosa che tocca il nostro cuore di missionari. Nella diocesi di Bubanza (nordovest del Burundi) durante gli anni di guerriglia (1995 e seguenti), sono state distrutte ben 34 chiese con l'intenzione di islamizzare la zona e dintorni.
Su 34 chiese, noi saveriani abbiamo dato un aiuto per ricostruirne tre nei villaggi di Ruziba, Rugendo e Nzuruma. Ne rimangono ancora 31. Abbiamo proposto un patto di fratellanza al vescovo mons. Jean Ntarwarara: "Voi, con l'aiuto dei cristiani dei villaggi, alzate i muri, erigete I'altare, fate pavimento, porte e finestre; noi missionari, con l'aiuto dei cristiani d'Italia, mettiamo il tetto, con travi e lamiere".
Un proverbio kirundi dice: "La pelle di una pulce copre 5 persone che si vogliono bene". E se si tira la pelle, ne copre anche di più, perché l'amore dilata e dilaga... Cari amici, chiediamo il vostro sostegno per questa santa opera di ricostruzione, affinché i poveri cristiani burundesi possano avere un luogo dove adorare Gesù Salvatore e annunciare il suo vangelo.
Padre Bepi, nostro costruttore "senza frontiere", ha calcolato che ci vogliono 4.000 euro per ogni tetto (10 m x 20 m). Ricordo che le chiese da ricostruire sono 31. Grazie di cuore per la vostra generosità missionaria.
p. Ernesto Tomè, sx - Burundi.








