Buon Natale, fratel Primo Portesani
Coadiutore Saveriano missionario in Brasile per 30 anni
È morto lunedì 2 ottobre all'ospedale di Parma. Aveva compiuto da un mese 90 anni. Era nato a Quistro, una piccola frazione di Dosimo, nel 1910. Faceva già il bracciante agricolo, quando sentì la vocazione di farsi missionario. Entrò a 28 anni tra i Saveriani. Avrebbe desiderato diventare sacerdote, ma non aveva studiato e il cammino sarebbe stato troppo lungo. Così dopo due anni fece la sua professione religiosa e fu destinato alla Casa di Cremona, dove c'era una grande ortaglia da coltivare e la Casa Apostolica da costruire.
Erano anni di grande povertà a causa della guerra, e il cibo non bastava mai per i numerosi giovani studenti da sfamare. Fratel Primo dovette sudare molto per coltivare il campo e produrre più verdure possibili. Nel 1953, quando ormai la grande Casa era finita, Primo la abbandonò per realizzare il suo sogno da missionario e partì per il Brasile. Dopo aver imparato la lingua, iniziò la sua avventura missionaria a Londrina, una cittadina del Paranà che è oggi una grande città. Mancava tutto: la casa era una baracca senza finestre; la chiesa era un capannone.
Fratel Primo si diede subito da fare e costruì in pochi mesi la casa di mattoni, la chiesa e l'asilo. Ma non si limitava al lavoro manuale. La gente, e soprattutto i ragazzi e i giovani, avevano fame di Dio e di religione, e Lui si diede ad insegnare catechesi a tutti, anche nelle scuole fino a 36 ore alla settimana, sia con i ragazzi delle Primarie che erano più di mille, sia con i giovani del Ginnasio e Liceo che erano 800. Ma questo non è tutto.
Primo faceva il diacono anche se non era stato ordinato: correva nelle comunità più lontane ad organizzare incontri di preghiera e celebrazioni della parola di Dio, distribuire la s. Comunione, predicare e dare consigli. Un lavoro davvero massacrante, ma fatto sempre con gioia ed entusiasmo. Non avendo avuto una preparazione culturale e teologica, cercava di supplire con la lettura di libri aggiornati, con la riflessione e la preghiera.
Non insegnava mai senza essersi preparato. Ma forse ciò che più convinceva i suoi scolari era il suo zelo, la sua convinzione e l'ardore che lo bruciava. Dopo 30 anni di vita spesa così, Primo si sentiva stanco e chiese di tornare in Italia per curare la sua salute.
Ritornò a Cremona, nella sua casa, a fare gli stessi servizi di quando era giovane: l'orto e il giardino, la cantina e il refettorio, la sagrestia e la cappella. Qui passava lunghe ore di preghiera fin dal mattino, prima che sorgesse l'alba. Era di grande esempio a tutti, ragazzi e padri. Qualche volta accettava di fare la sua testimonianza o qualche predica nelle parrocchie per la Giornata Missionaria o ai giovani in comunità.
E sempre si preparava con scrupolo, scrivendo una traccia e facendola correggere da qualche padre. Spesso si commuoveva fino alle lacrime. E ciò gli succedeva anche nei colloqui personali, quando parlava del suo Brasile. Ora in Cielo non piangerà più se non di gioia. La sua missione non è però finita: tornerà ancora sulla terra per far amare l'Amore.








