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Quando Mario e Giuliana Andreolli mi hanno chiesto di accompagnarli in Amazzonia per partecipare alla cerimonia di ordinazione Episcopale del figlio p. Paolo, il mio cuore ha fatto i salti di gioia.

È stato un grande privilegio assistere alla Consacrazione di mons. Paolo Andreolli come vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Belém, anche perché ero stato prefetto di p. Paolo, negli anni in cui lui e la sua famiglia avevano frequentato l’Istituto dei Missionari Saveriani a Vicenza. Ma la mia gioia per l’invito fattomi aumentava giorno dopo giorno al pensiero che questo viaggio sarebbe anche stata l’occasione per poter ritornare e rivisitare persone e luoghi dove avevo lavorato per tredici anni. La missione, infatti, rimane sempre dentro, viva, anche dopo un’assenza di ben ventun anni.

Arrivati all’aeroporto di Belèm, siamo stati accolti da p. Paolo che ci ha accompagnati a destinazione. Subito mi ha colpito il clima di fraternità, amicizia e collaborazione che si respirava nella residenza dell’Arcivescovo Metropolitano, mons. Alberto Taveira Corrêa, e del suo ausiliare, mons. Antônio de Assis Ribeiro, dove i genitori di p. Paolo erano ospitati. Ci hanno fatto sentire veramente “di casa”. Tanti i gesti e le espressioni di cordialità, tipiche della gente brasiliana, sia da parte dei prelati che dalle persone di servizio.

La prima impressione è stata quella che p. Paolo vivesse lì, assieme a loro, da vario tempo, mentre solo da pochi giorni si era trasferito in Arcivescovado. Siamo stati invitati varie volte a partecipare all’Eucaristia, presieduta dall’Arcivescovo, nella cappellina interna alla loro residenza e trasmessa anche dal canale YouTube della diocesi, gustando un clima di sinodalità e di attenzione alla gente, in modo particolare agli ammalati che partecipavano attraverso la radio e la televisione.

In una di queste celebrazioni, sono stati benedetti gli “strumenti” del lavoro apostolico del futuro Vescovo, cioè il Pastorale, la Mitria e l’Anello. In particolare, p. Paolo ha voluto il Pastorale di legno, disegnato e intagliato da un artista della Parrocchia dove lui ha lavorato vari anni; un bel segno per ricordare e riconfermare la sua missionarietà e il suo servizio tra la gente povera.

Ci siamo ritrovati poi, tutti, in festosa Assemblea, sabato 15 aprile, nella cattedrale Metropolitana di Belem per la Consacrazione Episcopale di P. Paolo. La Cerimonia è stata presieduta da mons. Alberto in qualità di Vescovo ordinante e con la presenza di mons. Bernardo, vescovo della diocesi di Obidos, e di mons. Adolfo Zon, vescovo saveriano della diocesi dell’Alto Solimoes (Amazonia) come vescovi co-ordinanti. Accanto a loro altri tredici vescovi, tra i quali il nostro vescovo di Vicenza, Mons. Giuliano Brugnotto.
Sedici Vescovi, poi, in corona, oltre 300 sacerdoti, tante suore, i canonici della cattedrale, chierichetti, un centinaio di rappresentanti delle due parrocchie dell’Alto Xingu dove p. Paolo ha lavorato, e gente della città di Belem hanno riempito la Chiesa.

La cerimonia è stata molto lunga, ma anche molto sentita da parte di tutti. Il grande caldo è stato mitigato dal soffio dello Spirito che ha pervaso i canti, i riti, l’omelia di mons. Alberto e le parole cordiali di benvenuto da parte di mons. Bernardo e della gente della città, e le belle testimonianze dei rappresentanti dalle parrocchie dove p. Paolo è stato parroco. Mons. Alberto ha sottolineato le radici cristiane di p. Paolo, la sua esperienza comunitaria e missionaria, le tante persone “toccate” dal suo ministero e dalla sua capacità di relazione sempre con l’intento di formare la grande famiglia del Popolo di Dio. Numerose anche le testimonianze di gratitudine e solidarietà da parte dei leader delle comunità in cui p. Paolo ha lavorato.
La festa si è conclusa con un grande e ben organizzato pranzo comunitario, in cui tutti hanno potuto assaporare e gustare i prodotti e i sapori tipici del Parà e della regione Amazzonica.

Il viaggio è stato un’autentica Grazia di Dio. Mi ha fatto toccare con mano ancora una volta una Chiesa viva, sinodale, partecipativa. È edificante constatare come le comunità e le città siano cresciute! Persone che hanno ricevuto, hanno migliorato la loro vita e che ora stanno comunicando entusiasmo cristiano, collaborazione nell’organizzazione della parrocchia e solidarietà con l’altro.



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