Benakuma entra nel terzo millennio
Tema del "Paginone" di questo numero: "Con i Saveriani nel Mondo"
La storia di una tribù del Camerun. La missione di Benakuma è giovane, nata da poco più di dieci anni. Sorta in una zona lontana dai centri, fino a poco tempo fa era un luogo di densa foresta. Ora di foresta c’è rimasto molto poco. È abitata dalla tribù Esimbi. La gente vive in villaggi lontani l’uno dall’altro. Per comunicare ci sono solo sentieri. Da sempre era vissuta isolata. Si può dire che anche ai tempi della colonia gli stranieri, incluse le tribù locali, non ci avevano messo piede, perché quella tribù era conosciuta come violenta.
I contatti avvenivano fuori dal territorio Esimbi, al mercato, dove normalmente c’era anche la presenza di qualche poliziotto che rappresentava l’amministrazione civile. I vecchi cristiani di Benakuma che si erano stabiliti in quella zona negli anni Cinquanta, e gli altri abitanti delle tribù vicine ricordano come la gente Esimbi non aveva l’abitudine di portare vestiti. Quando venivano al mercato portavano con sé qualche indumento o lo compravano sul posto e lo indossavano per evitare qualche multa o l’arresto da parte dei poliziotti. Terminati gli acquisti, si toglievano i vestiti e li rivendevano per comprarsi birra o altra bevanda locale.
Tale modus vivendi aveva plasmato il carattere di questo popolo: per mancanza di comunicazione si erano isolati anche mentalmente, senza interesse per quello che avveniva oltre i confini del loro territorio. Il passato tradizionale per loro era come la foto di quello che sarebbe stato il futuro della loro storia.
Per questi motivi storici e geografici, la tribù Esimbi si era creata la fama di essere portata alla violenza, soprattutto con gli estranei. Vengono riportati vari episodi di violenza in cui era rimasto ucciso anche qualche bianco. Lo straniero veniva rispettato solo se non dava l’impressione di immischiarsi nel loro modo di vivere e nei loro affari. Per esempio, un fabbro ferraio che avesse voluto vivere nella zona Esimbi e fosse stato capace di costruire rudimentali fucili da caccia, molto ricercati, veniva lasciato in pace. Rischiava la pelle invece chi mostrava interesse per le loro tradizioni o le loro donne, anche solo in vista di un matrimonio tradizionale. La gente delle altre tribù confinanti aveva paura di inoltrarsi in quella zona. La fama che la gente Esimbi era rimasta una tribù aggressiva si era sparsa nelle altre province.
Quando arrivai a Benakuma verso la metà degli anni ’80 tale era la mentalità, e forse ancora la realtà. Se mi trovavo fuori dal territorio, e dovevo spiegare a qualcuno che la mia residenza si trovava in pieno territorio Esimbi, costui faceva un gesto di sorpresa e mi chiedeva: "Non hai paura di rimanere tra quella gente selvaggia?". Rispondevo con un sorriso.
La Chiesa divenne presente in forma semi-ufficiale solo nel 1987. Quando arrivai, non c’era alcuna struttura a Benakuma, ma solo un gruppetto di cattolici originari di altre tribù vicine. Si erano stabiliti in quel luogo una trentina di anni prima. Nel silenzio, senza disturbare il ritmo delle tradizioni, si erano inseriti con le loro famiglie nella vita del villaggio. Con grande perseveranza rimasero fedeli alla loro fede. La domenica si riunivano in una delle loro case per santificare il giorno del Signore con la preghiera comune, proprio come facevano i primi cristiani. Il sacerdote a quei tempi non arrivava fin lì se non molto raramente. Mi dicono questi bravi cristiani, i quali continuano a venire a Messa quasi ogni giorno, che mai avrebbero immaginato che un giorno quel luogo avrebbe avuto un sacerdote stabile. C’era allora una fitta foresta e niente faceva prevedere che in poco più di un decennio la zona si sarebbe sviluppata, come sta avvenendo in questo tempo ad un passo accelerato. Grande è la loro gioia ora, ed anche l’orgoglio di veder come il seme gettato quarant’anni prima sta dando buoni frutti. Dal mio arrivo a Benakuma era ovvio che bisognava provvedere una piccola struttura: ci siamo indirizzati subito verso la costruzione di un Centro sociale come primo passo per farci conoscere.
Segue ora la costruzione della chiesa voluta espressamente dal vescovo locale come simbolo di tutta la Comunità sparsa in una ventina di villaggi. Altri villaggi si aggiungeranno in seguito.
p. Italo Lovat - Camerun.







