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Attività in una "parrocchia" giapponese

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Tema del "Paginone" di questo numero: Sulle orme del Saverio; 50 anni fa i Saveriani sbarcavano in Giappone

Quella che noi chiamiamo "parrocchia" in terra giapponese non ha molto a che vedere con ciò che si intende con questo termine in Italia. Qui sarebbe preferibile dire "centro di riferimento per la vita ecclesiale e la missione cattolica"; ma siccome la frase è troppo lunga usiamo il termine più sbrigativo di parrocchia.

Il termine "missione" a noi sembra troppo pretestuoso. A scanso di equivoci i territori della parrocchia tendono ad essere vasti e a comprendere un numero elevato di abitanti; ma i cattolici sono sparpagliati sul territorio e sempre in numero molto esiguo e con un senso di appartenenza fluttuante.

Abbiamo qualche parrocchia che raggiunge 600 cristiani sui registri, ma la media è di 200; ce ne sono anche di soli 30 cristiani

A fianco della chiesa c'è, di solito, una scuola materna che permette un maggior contatto con la società, una fonte economica di sostegno, assieme a notevoli grattacapi amministrativi. La gente del posto normalmente conosce più la scuola materna che la chiesa. Nella parrocchia il padre vive da solo, senza domestici, ed accudisce sia alla chiesa che a se stesso: spese, cucina, lavanderia, pulizie, giardino, riparazioni.

Culmine e centro dell'attività della parrocchia è la celebrazione domenicale; di solito una sola Messa per far sì che tutti i cristiani della zona si incontrino e si riconoscano come famiglia di Gesù Cristo. Dopo la Messa si intrattengono per bere assieme il tè e parlare delle loro cose. In alcune parrocchie c'è la "dottrina" per i ragazzi cristiani; molto più spesso invece c'è la "scuola del sabato" per i ragazzi non cristiani: gioco, merenda, insegnamenti morali e presentazione di Gesù Cristo.

Il padre è aiutato da qualche persona di buona volontà, ma deve tirare in prima persona.

Per gli adulti ci sono gruppi di studio della Bibbia. Partecipano sia cristiani che non, ed il missionario fa del suo meglio per aiutare a leggere la vita attraverso la Parola della Bibbia. Di solito, questi incontri, dove il centro è la Parola di Dio, sprigionano molta gioia nel missionario ed anche in chi lo ascolta. In alcune parrocchie c'è il gruppo di "catechesi per adulti", che accompagna i catecumeni nel cammino di fede. Spesso il cammino è personalizzato ed allora il padre segue uno ad uno, gli incontri regolari settimanali che si protaggono per diversi anni. E', forse, in questi cammini di fede con chi vuol ricevere il battesimo, che noi ci sentiamo veramente "padri" e missionari al 100%. Questa è la gioia per eccellenza del missionario.

Altre forme che incontrano più fortuna sono piccoli gruppi di preghiera a scadenza mensile o di aiuto sociale che impegnano come cristiani a fare volontariato presso persone ammalate o anziane. Diversi non cristiani chiedono di poter ricevere la benedizione del loro matrimonio nella chiesa: sono attratti dai fiori, dall'organo, dal vestito bianco, dall'atmosfera. I padri condizionano la benedizione del matrimonio in chiesa alla frequenza agli incontri dove si parla della famiglia, della vita, dei valori umani e cristiani.

Gli apostoli sul lago di Genezaret pescavano con la rete, e quando Gesù li ha fatti pescatori di uomini hanno continuato a pescare con la rete. I missionari del Giappone, invece, devono specializzarsi alla pesca con l'amo. Più che andare nelle case della gente, il che è difficile perchè sono o al lavoro o a scuola, andiamo a trovarli nei ricoveri, negli ospedali. Qualcuno di noi insegna materie universitarie, italiano, inglese, ceramica, pittura, canto.

Un modo per contattare ed iniziare un cammino di fede.



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