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ASIA : Nelle difficoltà, c’è pienezza

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Per il vangelo sulle onde del mare in Indonesia

Padre Petrus, giovane saveriano indonesiano, è pentato sacerdote a giugno del 2006. Ora è missionario nel piccolo arcipelago delle Mentawai, seguendo Cristo fino agli estremi confini.

Spesso mi è stata rivolta la domanda: "Perché vuoi fare il missionario in una zona così isolata?". L’ultima volta me l'ha fatta proprio uno del mio paese, dopo l’anno di diaconato nella missione di Sikabaluan nelle isole Mentawai.

Di solito io rispondo che Cristo è pentato il centro della mia vita e io, come missionario, sento di aver trovato la pienezza di vita, anche nelle difficoltà. Lo ripeto: anche nelle difficoltà, io sento di aver trovato la pienezza di vita. Un breve racconto del viaggio da Padang fino all’isola di Siberut, con tutte le mie speranze di giovane missionario, forse spiegano questa affermazione.

Un viaggio rischioso, d'altri tempi

Alla fine sono arrivato... nella missione di Siberut. La casa guarda verso l’oceano. Alle sue spalle c’è una collina con tanti fiori. Verso la punta, c’è una statua della Madonna, quasi a grandezza naturale. Chiunque viene, avverte il clima di preghiera e la protezione di Maria. Anch’io ho avuto questa sensazione. Sotto la statua di Maria, non ci sono altre cose da dire se non il senso di riconoscenza. E non potrebbe essere persamente, visto che per arrivare in questa missione è necessario un viaggio faticoso.

La mia partenza da Padang era stata rimandata perse volte perché la nave non partiva. Alla fine, ho dovuto ricomprare il biglietto. Questa volta la partenza era sicura. Ma la nave non sarebbe partita da Padang, ma dal porto di Bungus, a un’ora di macchina.

Non importa! Alle sei di sera sono partito per Bungus. Pioveva a dirotto. Già prima di entrare nel porto, ero attorniato da decine di persone. Si offrivano per il trasporto della merce. Non mi piace avere a che fare con queste persone, perché sono insistenti e chiedono troppo. Io sono giovane e posso portare il mio bagaglio da solo fino alla nave, ma loro me lo impediscono.

Mi sembra un’ingiustizia e una costrizione. Dobbiamo sopportare, non solo io, ma tutti gli abitanti delle isole Mentawai. Per poter avere qualunque cosa, un mentawaiano deve comprarla a caro prezzo e deve aggiungere un costo di carico e scarico altrettanto caro.

Nel mezzo della burrasca

Caricato il bagaglio, sono salito sulla nave, ma non c’era più posto. E lo si poteva capire, visto che era il primo viaggio dopo perse volte che la nave rimandava la partenza per Siberut. Ho trovato un po’ di spazio nel corridoio. Mentre dormivo, spesso ero svegliato da qualcuno che allungava le gambe o mi tirava un calcio. Anche l'odore dei piedi e del sudore dei passeggeri assiepati era inevitabile.

Ma le avventure non sono finite qui. Di solito, la nave parte alle 7 di sera e arriva a Siberut alle 6 del mattino. Ma questa volta, verso mezzanotte, quando la nave era in mezzo al mare, è iniziato il brutto tempo. La nave ha dovuto tornare verso Padang e cercare riparo in un’isoletta. Il viaggio è ripreso alle 5.30 del mattino. Nel frattempo il vento si era calmato, ma le onde alte causavano mal di mare a tanti passeggeri. Viaggiando pian piano, alle 15.30 la nave è potuta attraccare al molo di Siberut. Il lungo viaggio con le sue difficoltà era ormai alle spalle: siano rese grazie a Dio!

Le difficoltà di lavorare nella vigna di Dio

Dopo la sfida del viaggio, alla fine sono arrivato alla missione di Siberut. Qui ho iniziato il mio servizio di sacerdote. Considero questo posto come "la vigna del Signore". Da un lato mi sfida; dall’altro mi dà speranza.

È una sfida, perché lavorare qui non è facile. Non solo per il difficile viaggio in mare da Padang a Siberut; so che dovrò affrontare anche altri mari e altre bufere. Le comunicazioni e i trasporti sono molto difficili. In tutta l'isola - lunga 70 chilometri e larga 45 - c’è solo una strada di 10 chilometri, che collega il molo al centro politico dell’isola.

I villaggi sono isolati. Anche i centri più grossi non sono collegati. Per visitarli, si usano la barca a motore, la canoa e soprattutto i piedi. Per andare da una zona all'altra, l’unico modo è aspettare la nave che arriva a Siberut due volte la settimana, ma anche questo servizio non è regolare. Questa è la situazione della missione in cui lavoro. Insomma, per lavorare qui bisogna essere pronti anche fisicamente e bisogna farsi amiche ...le onde del mare. Le spiagge della costa occidentale, che danno sull’oceano indiano, sono famose per i loro pericolosi cavalloni.

"Sono un pezzetto di Cristo"

Anche se la sfida è difficile, guardo a Siberut con tanta speranza. I saveriani hanno iniziato a lavorare qui 50 anni fa. Le difficoltà che io affronto oggi sono certamente molto minori di quelle affrontate da coloro che mi hanno preceduto e hanno aperto quest'opera missionaria. La vigna piantata è già cresciuta e si è sviluppata. Ora rimane la cura e l’attesa per i frutti. La presenza della chiesa in questo posto è molto importante per la gente.

Per me questa missione è un "sogno che si è realizzato". Dall’inizio ho sognato di pentare un missionario per lavorare in villaggi remoti come questi. Qui, unito a Cristo nella sua opera, sento la pienezza di vita. Sono sicuro che l’amore di Cristo non è soltanto per la gente di città o per posti facilmente raggiungibili, ma anche per zone che sono dimenticate, come le piccole isole Mentawai. Il pane di vita deve arrivare anche nei posti solitari. So che Gesù desidera raggiungere anche le persone più dimenticate.

Sento di essere un pezzetto di pane di vita, cioè Cristo stesso che accoglie, accompagna e cura le persone. Gesù è il missionario del Padre e cammina facendo il bene; vuole raggiungere tutti e fare il bene, anche nel posto dove io oggi mi trovo.

La mia preghiera è questa: "Signore, tu stesso cammina e fa’ il bene in quest'isola... Per quanto riguarda me, eccomi qua: usami come un tuo strumento".



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