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In questo periodo si parla sempre più insistentemente di dialogo, segno che probabilmente non è molto attuato. Papa Francesco lo richiama spesso perché di fronte al susseguirsi di crisi e conflitti, il dialogo diventa una questione cruciale. Nella sua enciclica “Fratelli tutti”, infatti, lo presenta come quell’opzione sempre possibile: “Alcuni provano a fuggire dalla realtà rifugiandosi in mondi privati, altri la affrontano con violenza distruttiva, ma tra l’indifferenza egoista e la protesta violenta c’è un’opzione sempre possibile: il dialogo” (199). E nel suo ultimo messaggio per la Pace: “Ogni dialogo sincero, pur non privo di una giusta e positiva dialettica, esige sempre una fiducia di base tra gli interlocutori. Di questa fiducia reciproca dobbiamo tornare a riappropriarci!”

È l’invito che papa Francesco fa per coltivare lo spirito e lo stile della convivialità nei rapporti interpersonali, tra gruppi e tra nazioni. Ci troviamo, poi, in un mondo multipolare per cui diventa importante sviluppare la strategia dell’incontro di cui il dialogo è lo strumento che presuppone il rispetto e contribuisce alla formazione di una cultura alternativa a quella dello scontro, dell’aggressività che incute paura. Se poi, come ci dice papa Francesco, da ogni terra si levasse un’unica voce “No alla guerra e alle violenze, sì al dialogo e alla pace” si formerebbe quell’alleanza che renderebbe concreta la fraternità universale.

Ascoltare e dialogare, senza imporre visioni, soluzioni e pregiudizi, diventa un esercizio personale che ci permette di fraternizzare con tutti, proprio come ha fatto Gesù nel corso della sua vita. In questo periodo, tra l’altro, viviamo e celebriamo quel grande dialogo tra Dio e l’umanità che si concretizza con il mistero dell’Incarnazione. Per sua iniziativa, Dio si fa uomo proprio per dialogare con lui da pari a pari senza vantare privilegi provenienti dalla sua natura divina. Lo fa con il desiderio di rivelare un Dio che è Padre, che ci vuole figli e figlie in un mondo fatto da fratelli e sorelle che nell’incontro delle diversità cercano il bene di tutti.

Questo stile di Dio, incarnato in Gesù di Nazaret, diventa il riferimento di ogni dialogo. La Chiesa lo assume proprio come missione cercando di promuovere con altri credenti, in modo fraterno e conviviale, il cammino della ricerca di Dio, della promozione della dignità umana, cercando le vie per costruire un mondo abitabile per tutti nella pace e nell’armonia, proprio perché odio e violenza sono incompatibili con la natura di Dio e dunque con la nostra fede. Dice ancora papa Francesco: “Avvicinarsi, esprimersi, ascoltarsi, guardarsi, conoscersi, provare a comprendersi, cercare punti di contatto, tutto questo si riassume nel verbo ‘dialogare’. Il dialogo perseverante e coraggioso non fa notizia come gli scontri e i conflitti, eppure aiuta discretamente il mondo a vivere meglio, molto più di quanto possiamo rendercene conto” (FT 198).

È importante allora esercitarsi al dialogo proprio perché è Dio stesso che ci mostra il cammino. Diventa la messa in opera dell’uscita da noi stessi, per andare verso gli altri con spirito aperto e disponibile. Partendo dalla famiglia fino ai diversi gruppi e ambienti che frequentiamo, tutto allora diventa luogo di allenamento, opportunità per esercitarci, favorendo l’incontro e cosi evitando lo scontro.
“Le guerre iniziano sempre perché non si riesce più a parlarsi in modo amichevole tra le persone” constata mons. Matteo Zuppi. L’ispirazione divina, radicata nell’incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo, ci spinge ad “avviare processi di incontro”. Agendo così saremo sicuramente assistiti dallo Spirito Santo che è sempre in dialogo con l’uomo e la donna di fede. In questo senso gli auguri di Buon Natale e del Nuovo Anno 2023 che ci scambiamo diventano anche manifestazione del desiderio profondo di un mondo abitato dalla pace e dal desiderio di vivere nell’aiuto reciproco.



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