Anwarite, beata martire congolese
Forse il più alto simbolo del sacrificio di tanti eroici sacerdoti, religiosi, catechisti e fedeli di tutte le età e condizioni, è suor Anwarite Nengapeta, proclamata “beata” a Kinshasa nel 1985. Figlia di genitori pagani, viene battezzata insieme alla madre e alle sorelle. Dopo il diploma, entra nella congregazione locale della Santa Famiglia e a 20 anni diventa suora. È una giovane trasparente e diligente, serena anche nelle difficoltà; si distingue in obbedienza, umiltà e preghiera.
Desiderando “piacere solo a Gesù”, Anwarite prega molto e con intensità. Nei momenti più difficili scrive:
“Signore, eccomi, spiritualmente malata. Sono venuta a cercare il rimedio per guarire... Non hai forse versato il tuo sangue anche per noi neri? Rispondimi… Gesù, concedimi la grazia di morire piuttosto che abbandonarti”.
A fine novembre del 1964, Anwarite viene presa dai ribelli simba con altre consorelle e trasportata su un camion fino a Isiro. Nella notte tra il 30 novembre e 1° dicembre, a soli 25 anni, viene barbaramente uccisa per aver rifiutato di acconsentire alle malvagie richieste del capitano Olombe.
Ascoltando i testimoni sulle ultime ore della martire, impressiona la fortezza interiore di Anwarite: “Sorelle care, bisogna pregare molto. Il nostro spirito è pronto, ma la carne è debole. Per quanto mi riguarda, non rimarrò con voi fino a domani… Sorelle, credo veramente che morirò stanotte”.
Alle proposte perverse di Olombe, la suora dice: “Preferisco morire piuttosto che commettere peccato”. Offeso, il capitano prende il fucile di un ribelle e comincia a colpire le suore con il calcio del fucile, accanendosi su Anwarite. Questa, con la testa tumefatta e in ginocchio, a ogni colpo ripete: “Ndiyo nilivyotaka - Così ho voluto!”.
Prima di cadere a terra dice al suo uccisore: “Io ti perdono, perché tu non sai quello che fai”.
Morta lei, sono le consorelle a resistere ai persecutori, fortificate dalla sua testimonianza.







