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La predicazione di San Paolo si può riassumere in questi pochi versetti. “Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti, ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (I Cor. 1, 22-25).

Cristo crocifisso è il segno dell’amore di Dio. Di fronte a questo amore nessuno può rimanere indifferente. Tutti devono prendere posizione. Il termine ‘potenza’ indica l’agire di Dio nella storia per la salvezza dell’uomo. Paolo può definire ‘potenza di Dio’ anche la ‘parola della croce’ (I Cor. 1,18), proprio perché la potenza di Dio è salvifica. L’affermazione di Paolo è perentoria, ma ci sono anche le risposte negative: quella dei Giudei per i quali Gesù crocifisso è uno scandalo e quella dei Greci che lo considerano una follia. I Giudei attendevano manifestazioni spettacolari della potenza di Dio. Avevano sfidato Gesù a scendere dalla croce. La sconfitta di Dio è scandalo. I Greci si fidavano della razionalità e la morte di Gesù non rispondeva a nessuna logica umana.

Paolo fonda la sua missione sulla propria debolezza. Dice che non si può fondare la propria vita cristiana sulla forza, neanche sull’affermazione di aver incontrato Dio nella propria vita, perché questo non è motivo di innalzarti sugli altri. È motivo, invece, per mettersi alla pari con gli altri, perché tutti siamo deboli e la nostra forza è nella consapevolezza di questa debolezza. È lì che scopriamo la potenza di Dio, che non ci lascia deboli, ma che ci dona la forza di affrontare le difficoltà e le preoccupazioni con fiducia. Se avremo fiducia nella potenza e grazia di Dio e non sulla nostra forza, supereremo i momenti di difficoltà che incontriamo.

Dio non è solito liberare i suoi profeti dalle fragilità legate alla condizione umana, dalle malattie, dalla stanchezza, dai difetti. Vuole che, attraverso la debolezza degli strumenti, si manifesti la sua potenza. Una prima domanda. Nella nostra vita cristiana annunciamo Cristo crocifisso? C’è il pericolo che la fede e la religione siano viste come mezzi per ottenere favori, guarigioni e protezione da sventure. E la preghiera diventa spesso una richiesta di salute e prodigi. Che Cristo annunciano le nostre comunità? Che Cristo annuncia la disobbedienza, le critiche al ministero del vescovo e del Papa?

Guardare a Gesù innalzato sulla Croce significa credere in lui, significa tenere gli occhi puntati sull’amore che ha manifestato. La croce è il punto di riferimento di ogni sguardo del credente. Il Calvario è il luogo della rivelazione massima di Dio. È lì che Dio ha mostrato la sua identità. Egli non pretende, offre, dona tutto sé stesso. Sulla croce si rivela il progetto di salvezza a cui i credenti sono chiamati a cooperare. Non vuole che gli uomini si prostrino di fronte a lui, ma li vuole inginocchiati davanti ai fratelli. Non chiede che diano la vita a Lui, ma che, con Lui, la mettano a disposizione dei fratelli.

I santi hanno scoperto nel crocifisso la proposta di vita fatta loro da Gesù. Se pensiamo che sulla croce finivano solo gli schiavi, dall’alto della croce Gesù proclama che l’uomo riuscito secondo Dio è colui che si è reso volontariamente servo dei propri fratelli fino a consumare la propria vita per loro. Di fronte ad ogni opzione che l’uomo è chiamato a fare, il Signore fa udire il suo parere, indica ciò che è conforme alla sapienza del cielo e mette in guardia dalle scelte di morte.

Come cristiani, siamo chiamati ad accogliere e ad annunciare la gioia e la salvezza che Dio offre, ma possiamo anche commettere l’insensatezza di ritardare o addirittura di rifiutare questo suo dono. Dall’uomo egli si attende un immediato, perché ogni momento trascorso nel rifiuto del suo amore, è un’opportunità sprecata. È sulla persona di Cristo, sulla sua proposta di vita, sui valori da lui predicati che il Padre valuterà l’esistenza di ogni uomo e ne decreterà la riuscita o il fallimento. È con Gesù crocifisso che ognuno si deve confrontare.

Gesù, il crocifisso, rovescia le prospettive e i valori del mondo: giudica il servizio un potere, la sconfitta una vittoria, la povertà una ricchezza, la morte una nascita. La conformità o la difformità delle azioni di ciascuno con Cristo si misurano sulla conformità al dono di sé di Cristo Crocifisso. È lui che ci ha rivelato il progetto di Dio, un progetto globale di salvezza che include tutti gli esseri umani e l’insieme della creazione. La missione della Chiesa è la continuazione della missione di Dio nel mondo per realizzare il suo progetto. Ed è un concetto entusiasmante e fecondo.



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