In Sierra Leone, durante il lungo "sequestro" da parte dei feroci "ribelli", ho vissuto giorni di angoscia, insieme alla povera gente.
È notte. Passato il ponte, proseguiamo per la strada principale in direzione di Port Loko. Sono un po' isolato. Arranco dietro una donna un po' attempata che porta un bambino di un anno sulla schiena. Il volto è sfigurato dalla stanchezza. Cammina a piedi nudi, con fatica, sulla strada sassosa.
Io accelero un po' per passare oltre e ricongiungermi alla colonna. La donna si volta e mi guarda con occhi grandi: c'è terrore; c'è invocazione in quel suo sguardo... Non vuole rimanere sola. Io non posso far nulla. Anch'io sto lottando, al limite delle mie forze per sopravvivere... E la poveretta, nella sua disperazione, trova la forza di accelerare. E rimaniamo in compagnia.
Povera madre africana, che porti doppio dolore per la tua fertilità smisurata! I tuoi figli sono diventati tuoi nemici. Coraggio! C'è una chiesa che soffre con te. Sono qui al tuo fianco per questo. Questa strada oscura ci porta alla luce. La vedremo. La vedrai. E sarà tanto più bella, perché non la conoscevi.