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50 anni: il giorno del ricordo, Da mia madre a tutto il Giappone

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Padre Franco, saveriano bergamasco, è in Giappone da 31 anni e da 20 vive nel centro di spiritualità e dialogo interreligioso Shinmeizan. Nel celebrare 50 anni di sacerdozio missionario, ci racconta le sue emozioni.

Incredibile, sono già passati cinquant'anni! Questa è la mia prima reazione al fatto che quest'anno ricorre il 50° anniversario da quando il vescovo mi ha "ordinato", cioè fatto prete di Cristo. Era il 2 febbraio 1959, a Milwaukee negli Sati Uniti, con altri quattro compagni: p. Francesco e p. Mario, e anche p. Edoardo e p. Joseph, che ci hanno preceduto sull'altra sponda.

Il 2 febbraio di quest'anno pensavo di celebrare "silenziosamente". Ma p. Danilo Marchetto, responsabile della nostra zona qui in Giappone, ha organizzato un incontro per i religiosi e le religiose della città, invitandomi a presiedere l'Eucaristica: un dono gradito. L'Eucaristia è sempre stata ed è tuttora il cuore e il punto di massima intensità della mia vita spirituale, ecclesiale e missionaria, la sua fonte e il suo vertice.

Come una "visione"...

Celebrare un cinquantesimo significa soprattutto "ricordare". In giapponese "anniversario" si dice kinenbi; significa "giorno del ricordo"... Quel giorno celebrando l'Eucaristia ho avuto come una "visione": quanti ricordi si sono affollati nella mia mente premendo sul mio cuore!

Molti ricordi sono balzati fuori dal "corporale" che mia madre ricamò con amore e fede in preparazione alla mia "prima Messa", e che ho usato anche in questo 50° anniversario: ricordi dei miei genitori, alla cui fede devo la grazia di essere stato chiamato da Dio a questo ministero. Poi il ricordo dei superiori e dei compagni di vocazione che, fin dal primo anno della scuola media (1946) a Pedrengo (BG), mi hanno aiutato, educato e preparato.

Ma la "visione" si è allargata. E ho visto raccogliersi attorno all'altare una folla immensa: tutti coloro che ho incontrato in questi anni di ministero! Quante persone, quanti volti e cuori, quante sofferenze e gioie, quante attese! Tutte le intenzioni delle 17.552 sante Messe che ho celebrato in questi 50 anni, sono tornate nella mia preghiera.

...che diventa sconfinata

Ho rivisto le migliaia di persone che mi hanno aperto il loro cuore nell'esperienza meravigliosa della riconciliazione con Dio; le coppie che ho unito in matrimonio; le persone che ho battezzato o cresimato; i moribondi che ho assistito nel momento supremo della vita; le persone di cui ho celebrato le esequie insieme ai parenti e amici che ne piangevano la morte.

Ma poi la "visione" si è fatta ancora più vasta, sconfinata. La preghiera di intercessione si è allargata fino ad abbracciare la moltitudine immensa di coloro ai quali il Signore mi ha inviato ad annunciare il suo vangelo: moltitudini che mi sembrava di vedere in cammino per avvicinarsi anch'esse all'altare.

C'era la gente del nostro villaggio e dei centomila villaggi del Giappone; c'erano le oltre trentamila persone che in questi vent'anni sono salite a Shinmeizan; c'erano le fiumane di gente che attraversano, percorrono, popolano i meandri a più piani delle stazioni ferroviarie di Tokyo o di Osaka...Tutto il popolo giapponese.

Il Giappone ha una popolazione di 127 milioni. Soltanto l'un per cento sono cristiani; e il 99 per cento? Io so di avere un messaggio per loro, di doverlo recapitare loro, con la certezza che è questo il messaggio di salvezza che essi più o meno inconsciamente attendono, ma che certamente Gesù ha inviato anche a loro!

"Andate a predicare il vangelo!"

Ogni presbitero, collaboratore del vescovo, ha la missione di annunciare il vangelo fino agli estremi confini della terra. E al termine della Messa, oltre al tradizionale, "La Messa è finita, andate in pace", egli può dire, "Andate ad annunciare il vangelo del Signore!".

Anche nel pronunciare queste parole il sacerdote impersona Cristo. È Cristo risorto che dice ai suoi discepoli, come quel giorno in Galilea: "Andate in tutto il mondo". La missione della chiesa ricomincia, riparte e si rinnova a ogni celebrazione Eucaristica. Specialmente per il sacerdote che la presiede.

Anche dopo cinquant'anni dalla "prima Messa"!



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