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Il 19 ottobre 1967 don Carlo Masseroni metteva per la prima volta piede a Bujumbura, inviato dal vescovo mons. Cambiaghi e accolto dal vescovo di Ngozi André Makarakiza. Iniziava così l’avventura dei sacerdoti fidei donum novaresi in Burundi.

Don Carlo raccontava volentieri degli inizi pioneristici, delle avventure e delle paure che hanno accompagnato gli inizi. Gli anni che poi ha trascorso in Missione furono 47… Subito nel ’68, dopo sei mesi di permanenza, il vescovo di Ngozi gli ha affidato la fondazione della missione di Rwarangabo, la prima e forse la più “novarese” fra le parrocchie nelle quali si sono avvicendati i fidei donum della diocesi. La chiesa parrocchiale, la canonica, le scuole, l’acquedotto, il dispensario e molte altre opere lo testimoniano. Alla morte di don Carlo la gente ha chiesto e ottenuto dalle autorità di dedicargli la strada che unisce Ngozi a Rwarangabo, segno di un affetto e di un legame profondo.

Kamenge è l’ultima tappa del nostro lungo servizio. Dagli anni ‘60 ad oggi il paese è molto cambiato e anche la chiesa; la popolazione è passata da due a dieci milioni. Una crescita demografica che crea ritmicamente movimenti di ribellione o epidemie. Religiosamente, la risposta della popolazione all’annuncio del vangelo è stata a dir poco sorprendente, con una crescita esponenziale di quanti, di anno in anno, chiedono di partecipare al cammino d’iniziazione cristiana. Un cammino lungo, forse troppo esigente, secondo l’opinione di molti, che oggi si orientano verso le sette, più indulgenti o conniventi col potere e soprattutto più vicine all’immaginario magico-esoterico, che caratterizza la cultura popolare.

Don Carlo affermava spesso che mai e poi mai ai suoi tempi si sarebbe potuto immaginare un tal entusiasmo per la Chiesa e un tale numero di adesioni. Era normale trovare don Giancarlo immerso in una vera folla di poveri o di esclusi come i pigmei. La gente ancora oggi lo ricorda perché parlava molto bene il kirundi come un nativo, ma i suoi gesti di umanità hanno fatto scuola.

Cinquant’anni fa i preti autoctoni erano una rarità e i missionari la normalità, oggi è il contrario e la chiesa del Burundi è diventata forte, numerosa e missionaria, testimone del vangelo in diversi paesi africani e in Europa.

La nostra diocesi è stata vicina ai presbiteri fidei donum in molti modi, grazie ai vescovi che si sono succeduti, diverse volte in visita anche nei momenti più difficili, al legame forte con l’ufficio missionario pronto a farsi presente quando necessario. Ancora non possiamo dimenticare le tante parrocchie e associazioni che ci hanno sostenuto.

La chiesa novarese è presente anche con le suore della Carità e tanto si dovrebbe scrivere delle loro opere. Cinquant’anni non si possono riassumere in parole; le fatiche, le paure, le gioie, gli errori e i successi, in fondo, fanno parte di quel tesoro di Grazia, che contribuisce a fare bella la nostra chiesa novarese. Ma

è evidente che l’opera non è nostra, ma del Signore.

Chi lo desidera, può inviare testimonianze e relazioni di attività missionarie corredate da qualche immagine a p. Oliviero Ferro (pofpofalbatros@yahoo.fr) o in redazione (giornale@missionarisaveriani.it).



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