25 marzo: A Monteberico P. Vittorino Dalla Valle
Il 1° settembre del 1937, un frugolo dodicenne varca a Vicenza il portone dei missionari Saveriani, in Viale Trento; il servo di Dio p. Pietro Uccelli gli apre le braccia. Mamma Ortensia glielo affida, nel sogno accarezzato, uscendo in una chiara previsione: "Arriverò alla tua prima Messa e poi me ne andrò". Nel febbraio di 12 anni dopo mamma Ortensia è gravissima; solo un mese separa p. Vittorino dall'altare, ma il dubbio neppure la sfiora: "No, non muoio adesso - ripete – devo arrivare alla prima Messa dal mio Vittorino".
Tutto si avvera: il vescovo mons. Malchiodi imporrà le mani al nuovo levita, assieme ad altri 7 Saveriani nella cattedrale di Piacenza, il 25 marzo 1950. La prima benedizione del consacrato è per la mamma; e lei: "Ricordati, Vittorino, che sei sacerdote in eterno, e basta". Soltanto a sei mesi dal "Tu es sacerdos" il cuore materno cede d'un tratto; restava ancora una promessa: "Dopo la mia morte ti sarò sempre accanto".
Passa appena un anno di qualche schermaglia in Italia, ed arriva come una meteora l'attesa lettera del Superiore Generale: destinazione Pakistan Orientale (oggi Bangladesh), missione nuova fiammante per i Saveriani. Tre mesi a Roma per un corso di medicina, e poi l'imbarco a Genova sul cargo "Pisano": cinque gagliardi pionieri, sotto la guida irruente del p. Dante Battaglierin, veneziano, Amministratore apostolico della nuova diocesi di Jessore, nominato poi vescovo della sede trasferita a Khulna (1956).
Il 20 settembre '52 sbarco a Bombay, India, con prima visione di pezzenti che frugano nelle immondizie; scena in seguito abituale. Seguono due nottate di "espresso" per Calcutta ed entrata in Pakistan il primo ottobre del '52. All'Assunta p. Vittorino sarà già in viaggio esplorativo a Shimulia: centro con 600 abitanti e 12 villaggi attorno; verrà intronizzato parroco il 1 ° novembre successivo.
Il problema della lingua? Affidato allo Spirito Santo; l'autodidatta, senza alcuna preparazione, si formerà col tempo. Facile invece il cambio di sede: a p. Vittorino toccherà Jessore, come responsabile, e poi Khulna, ove mons. Battaglierin lo conterà valido collaboratore della sua pastorale dinamica, non sempre condivisa, instancabile come lui, pronto a naufragare se occorre per la causa del Regno.
Una mareggiata sbalzerà il nostro a Vicenza nel '67 (e in seguito più volte), economo per cento ragazzi affamati e le giornate missionarie da organizzare. Qui lo legherà una calda amicizia con l'impresario della nostra Casa, Giulio Coeli, sempre pronto, giorno e notte, a fornire un aiuto o a suggerire un consiglio prezioso. Da rimarcare ancora la presenza del defunto fratello Benvenuto Dalla Valle, e la sua multiforme prestazione gratuita per tanti anni.
Il nostro ormai è approdato qui in Viale Trento, arricchendo il suo carniere con un continuato servizio di ministero a Sarmego. Per l'ultima passione serotina lo incontrerai in camice bianco all'ospedale, medico anche dei corpi, fino in sala operatoria, in contatto con i dottori amici.
Infine abbiamo fatto corona a p. Vittorino sotto lo sguardo ineffabile della Regina del Cielo di Monte Berico, rendendo grazie con lui per questi lunghi, densi, succosi 50 anni di servizio, sotto le insegne della tribù di Levi, qui e in avanguardia. Per mamma Ortensia e papà Vittorio sarà stato un tripudio in Cielo. Auguriamo al festeggiato di giungere giovanile e baldanzoso alla punta di diamante. Intanto abbiamo sostato al ristorante "Penacio" sui Berici, giusto per prendere fiato.








